Pride Fvg, le battaglie per i diritti civili partono da Udine

Da Loris Fortuna a Eluana Englaro: ancora una volta il nostro capoluogo in prima linea
Udine 10 Giugno 2017 gay prade Copyright Petrussi Foto Press Turco Massimo
Udine 10 Giugno 2017 gay prade Copyright Petrussi Foto Press Turco Massimo

FvgPride, i volti di migliaia di partecipanti al corteo arcobaleno

Sarà un pregio, sarà un difetto, chissà, ma è difficile che la gente di Udine si agiti o si scomponga per qualcosa che non siano i motivi consolidati di incontro e coesione entrati nella sua tradizione e abitudine (e sappiamo tutti quali sono, senza star qui a citarli). Tale atteggiamento può essere scambiato per indifferenza o contrarietà.

Fvg Pride: più di 5.000 partecipanti al corteo per i diritti lungo le strade di Udine
Udine 10 Giugno 2017 gay prade Copyright Petrussi Foto Press Turco Massimo

Piuttosto è una sorta di riservatezza e cautela di fronte alle novità, soprattutto se precedute da polemiche politiche (mai amate in zona per il clamore che producono) o dai rimbombi da discussione sui social, dove tutti hanno ragione e nessuno sta ad ascoltare le ragioni avverse.

Questo preambolo vuole introdurre un breve ragionamento su cosa ha comportato il debutto in città del Pride Fvg. Gli udinesi hanno imparato sulla loro pelle, nei secoli, che l’immaginario collettivo di un popolo, dovendo adattarsi al mutare delle condizioni storiche, è costretto a convivere con eventuali contraddizioni.

Sembra un aspetto ininfluente e invece è probabilmente la spiegazione principale del perché una piccola e decentrata città come Udine sia diventata una sorta di punto di riferimento per le battaglie italiane sui diritti civili, argomento che trova sempre tanti ostacoli in un Paese come il nostro fin dai tempi della controriforma.



L’impegno espresso a Udine è stato spesso l’esito di un’intuizione personale oppure di una crociata di pochi, che però attorno non hanno trovato ostacoli o tranelli al punto di ridursi a sterili figure donchisciottesche. La loro passione invece si è potuta esprimere su un terreno di civiltà, grazie a gente che assiste, ascolta e vuol capire anche se non condivide.

L’esempio principale ci riporta a Loris Fortuna che negli anni Sessanta capeggiò il movimento per l’introduzione del divorzio in Italia, gruppo inizialmente formato da pochi, e cioè gli intellettuali della sinistra liberale, i radicali, i socialisti riformisti, i giornalisti de “L’Espresso”.


Nei primi passi, Fortuna non ottenne nemmeno l’appoggio della maggioranza di comunisti e socialisti, che temevano la spaccatura del paese, abdicando così ai valori della cultura laica come avevano fatto nel 1947, durante l’approvazione della Costituzione, per “opportunità politica”. Nella lenta marcia, l’onorevole Fortuna non fu lasciato solo dalla sua città, dove venne fondata anche la Lega per l’istituzione del divorzio, che tenne affollate riunioni in un clima di acceso confronto con la parte avversa, Chiesa friulana in prima fila.

A sorprendere fu nel 1974 l’esito del referendum quando il 59, 15% degli italiani votò per il divorzio e il record assoluto venne registrato proprio a Udine con il 66,8%. Un dato clamoroso e sorprendente anche perché, a quei tempi, nelle elezioni politiche la Democrazia cristiana raccoglieva in città il 40% e oltre. Con tale risultato, la strada sui diritti civili ricevette ulteriore impulso: la legge per la legalizzazione dell’aborto, presentata dallo stesso Fortuna, giunse presto in porto mentre sull’onda del successo divorzista si verificò la clamorosa svolta a sinistra nelle elezioni del 1975.

Dunque, fu quasi una “rivoluzione”, in tempi resi molto complessi dalla strategia della tensione e dal terrorismo che corrodeva l’Italia. Il fatto singolare è che la spinta era arrivata da un parlamentare di forte personalità, ma che proveniva da una remota città del Nord-Est, i cui sentimenti non sembravano particolarmente laici, anche se nel passato di Udine non vanno scordati vicende e personaggi di rilievo.

Per esempio, Giovanni Cosattini oppure Giuseppe Girardini, quest’ultimo radicale, il politico più in vista a inizio Novecento, ma solo in città, non certo in provincia. Tra liberali, sinistra storica e radicali, gli anticlericali amministrarono Udine dall’annessione al Regno d’Italia fino al fascismo, quindi mezzo secolo.

Ci sono allora riferimenti antichi o anche recenti (come la commovente vicenda di Eluana Englaro) per spiegare che, al di là di ciò che si nota e si suppone, interpretare i sentimenti veri di una città come Udine non è poi così semplice e scontato.

C’è tanta gente che non strepita e urla, però pensa liberamente a modo suo. Importante, diceva Tito Maniacco, è che a livello politico ci sia poi chi è in grado di trovare il giusto rapporto tra tradizione e innovazione, per non alimentare abbagli, disillusione e scarico collettivo di responsabilità. Compiti certo non facili al giorno d’oggi mentre si avverte spesso il silenzio di un vuoto quanto a progetti concreti, non strumentali o determinati solo dall’interesse personale del momento.

La vita va dove vuole, certo, ma non è poi insensibile ai suggerimenti della letteratura. E il Friuli, per fortuna, ha libri preziosi da riaprire e leggere anche in circostanze come questa. Grandi scrittori hanno indagato sul carattere, su chi siamo, su cosa pensiamo di essere e forse non siamo mai stati. Scrittori come Maniacco e poi Carlo Sgorlon, Sergio Maldini, Elio Bartolini, e poi ci sono i preti intellettuali come padre David Maria Turoldo e pre Toni Bellina. Quest’ultimo pubblicò nel 2004 in “De profundis”, edito da Glesie furlane, una serie di riflessioni e interventi, in friulano, riprendendo il titolo di un’opera di Oscar Wilde.

Ed ecco come pre Toni spiegava l’insolita scelta: «A proposito di catene mi viene in testa, per un collegamento istintivo, l’Epistula in carcere et in vinculis (il riferimento è a San Paolo), che un grande scrittore di pensiero, anche se non di moralità, come Oscar Wilde, scrisse nel 1867 quando venne rinchiuso nella prigione di Reading e la sua anima era nell’oscurità più tragica.

Trovandosi prigioniero e incatenato, volle regalarci una confessione autobiografica straziante e una ricerca disperata delle ragioni ultime dell’esistenza, creando una delle opere più alte, profonde, coraggiose, lucide, religiose, poetiche e profetiche che mente umana abbia concepito. Ciò conferma che non esiste luogo dove la vita non possa trovare una sua strada per esprimersi e che, fin che si è in questo mondo, non esiste situazione di assoluta negatività e sterilità. Come dice Oscar, in ogni situazione possono fiorire rose rare e preziose perché non si alimentano di terra, ma di anima».

Parole belle e significative. Chissà se c’entrano con Udine e con quanto è avvenuto in questo fine settimana. Forse sì.

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