Presidi più digitali: al liceo Stellini ok a cellulari e tablet

I dispositivi entrano nelle aule, permesso anche il wi-fi. Al Marinelli insegnanti e famiglie comunicano già in chat

UDINE. I presidi promuovono la comunicazione 2.0. E c’è anche chi fa di più: il liceo classico Stellini è pronto a sdoganare l’ingresso a scuola di cellulari e tablet, consentendo ai ragazzi l’accesso alla rete wi-fi dell’istituto purché «siano utilizzati per finalità didattiche», avverte il dirigente di piazza Primo Maggio, Giuseppe Santoro.

La scuola friulana alle prese con il ciclone WhatsApp: dai compiti alle interrogazioni, famiglie connesse
File photo dated 06/04/16 of Whatsapp being used on a smartphone. Businesses could soon be able to target WhatsApp users following surprise changes to the messaging app's privacy policy. PRESS ASSOCIATION Photo. Issue date: Thursday August 25, 2016. The Facebook-owned message service, which is otherwise known for its end-to-end encryption and stringent privacy terms, assured users in a blog post Thursday that their phone numbers would not be made public and that messages would remain encrypted. See PA story CITY WhatsApp. Photo credit should read: Jonathan Brady/PA Wire

«Tutti gli strumenti, se favoriscono la partecipazione e il coinvolgimento ,sono i benvenuti a scuola», aggiunge Santoro. «Io faccio parte del “partito dei novatores”: non ho niente in contrario verso una modalità di comunicazione in maniera efficace e tempestiva, che siano gruppi o one to one».

Ma la vera novità in piazza Primo Maggio è il via libera ai cellulari a scuola, di solito strumenti banditi quando non sequestrati dagli insegnanti. «Con la legge sulla Buona scuola i dispositivi entrano in classe», sono ancora le parole di Santoro. «È previsto espressamente che ognuno possa portare a scuola i suoi devices e li utilizzi. Una norma che ho recepito nel Piano dell’offerta formativa del liceo».

Ecco perché a breve a tutti gli studenti dello Stellini sarà concesso di agganciarsi alla rete wireless della scuola, portandosi tablet e smartphone da casa per utilizzarli anche in classe.

Ovviamente gli accessi sono verificati e l’utilizzo deve essere limitato alle finalità didattiche. «Sono sempre aperto ad accogliere l’innovazione», sottolinea Santoro, che oltre a essere dirigente allo Stellini ne è pure il webmaster nel senso che ha creato e gestisce il sito web della scuola.

«Con internet attingiamo a una banca dati pressoché infinita che abbiamo a disposizione con un semplice click e questa cosa deve essere sfruttata. Perché negare agli studenti di utilizzare questi strumenti? Poi c’è la polemica sulla sparizione dei libri, ma credo che le due cose possano coesistere. Dobbiamo saperci aprire ai nuovi strumenti, consentendo di entrare nelle scuole, perché i ragazzi fuori di qui usano e useranno quegli stessi supporti».

Stefano Stefanel, preside del liceo scientifico Marinelli, usa la messaggistica di Whatsapp, «come quella di tutti i social, perché sono l’attuale evoluzione della comunicazione nella nostra società. In sé non sono gli strumenti ad avere valori negativi, hanno anzi grosse potenzialità positive, ma possono persino portare a esiti patologici perché gli utenti possono scambiare la comunicazione attraverso social, sia aperti sia chiusi, con un tipo di comunicazione ordinaria, mentre il registro è completamente diverso».

Il riferimento è ai gruppi di discussione, siano quelli fra studenti, siano fra genitori o insegnanti. «La cosa che fa saltare i rapporti è soprattutto che questi strumenti con un’azione comunicativa veloce, fanno venire fuori tante gaffe, aspetti superficiali e cattiveria. Non essendoci una mediazione linguistica complessa quale impone una lettera o anche un semplice messaggio via Facebook, diventa uno strumento pericoloso. Si confonde questo tipo di comunicazione con una comunicazione ufficiale, mentre invece è un registro molto complicato».

In questo senso «l’sms era più vicino alla lettera di quanto non lo siano questi strumenti dove entrano con più facilità intercalare e modi di dire che se pronunciati a quattr’occhi assumono un significato diverso», spiega ancora Stefanel. «In sostanza, siamo davanti a un tipo di comunicazione più complicata che però viene utilizzata in modo più disinvolto».

Non utilizza Facebook, né la messaggistica veloce il numero uno dell’Isis Malignani, Andrea Carletti. E lo fa per una ragione ben precisa: «Non ho adottato nella mia vita privata l’uso dei social non per arretratezza, quanto perché sono convinto che chi occupa posti riconoscibili nei patti educativi debba mantenere un ruolo con una comunicazione più ufficiale e formale».

Viceversa nelle scuole «c’è una grandissima attività in questo senso», chiosa Carletti, «ma ritengo che non sia sempre opportuno assecondare le conversazioni attraverso social soprattutto se riguardano gruppi in cui docenti e allievi comunicano assieme. Gli scopi sono buoni, spesso però succede che i ruoli si confondono e la comunicazione non è più quella tra chi apprende e chi insegna ma diventa altro».

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