Pozzi artesiani, petizione contro la Regione

A San Giorgio il popolo delle fontane scende in piazza e chiede una moratoria sulle decisioni del piano
San Giorgio di Nogaro, 20 giugno 2014 Comizio pubblico sulle problematiche relative alla gestione dell' acqua e dei pozzi. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone
San Giorgio di Nogaro, 20 giugno 2014 Comizio pubblico sulle problematiche relative alla gestione dell' acqua e dei pozzi. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone

SAN GIORGIO DI NOGARO. Il popolo delle fontane chiede alla Regione Fvg una moratoria (sospensione) di 10 anni delle decisioni sull’intera problematica del Piano regionale di tutela delle acque (Prta), per verificare l’andamento di ricarica delle falde a fronte dei cambiamenti climatici e delle previsioni di aumento della piovosità; delle politiche di prevenzione dall’inquinamento del suolo e del sottosuolo al fine di preservare la qualità dell’acqua di falda; per valutare l’utilizzo dell’acqua proveniente dai pozzi artesiani ai fini irrigui e l’inserimento del flusso continuo dei pozzi artesiani in una strategia di fonti energetiche rinnovabili.

Respinge inoltre la previsione di riduzione della portata dei pozzi artesiani (fontane) a una portata massima di 0,1 litri al secondo, come previsto dall’articolo 50 del Prta, e l’introduzione del misuratore di portata (contatore) ai pozzi stessi, come emerso nel verbale della IV Commissione regionale del 15 gennaio 2014.

Questo è quanto chiede il popolo delle fontane e lo chiede a gran voce nella petizione avviata ieri sera nella partecipatissima manifestazione regionale tenutasi a San Giorgio di Nogaro, “contro le scelte che intende attuare la Regione Fvg in materia di pozzi artesiani”, petizione che resterà aperta fino al 21 settembre e vuole “salvare” circa 20 mila fontane.

Ma non basta, si chiedono garanzie certe, sul mantenimento dei pozzi, in quanto le smetite di acquedottizzazione della Bassa da parte degli assessori regionali, viene smentita da quanto sta succedendo a Terranova (Isontino), dove si vuole obbligare la popolazione (il sindaco può decidere in questo senso) ad allacciarsi all'acquedotto.

Come ha spiegato l’ambientalista Paolo De Toni, portavoce del Comitato di difesa ambientale della Bassa friulana, «dalla riunione con i sindaci (presenti 20 tutti contrari eccetto quello di San Canzian d’Isonzo) con l’assessore Sara Vito svoltasi il 16 giugno a Cervignano, alcuni risultati si sono avuti, come il rigetto della strozzatura a 0,1 litri al secondo e del contatore. Ne esce consolidata anche la richiesta della petizione di una moratoria decennale. Infatti un sperimentazione seria su tutto l'arco di problematiche inerenti alla fontane richiede ovviamente anni e non mesi».

Allarmante l’intervento di Manuele Cociancigh, della frazione di Terranova nell’Isontino, che ha messo in guardia gli intervenuti contro la riduzione della gettata dei pozzi, «che porta inevitabilmente alla acquedottizzazione e quindi alla chiusura dei pozzi, come sta accadendo da noi che per questo siamo in lotta».

Francesca Artico

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