Posti letto occupati, contagi, tracciamento dei positivi: quali sono i valori che possono lasciarci in zona arancione

L’andamento del contagio da Sars-CoV2 e in calo, ma il trend in discesa potrebbe non bastare per garantire il passaggio dalla zona arancione a quella gialla. A influire sul giudizio della Cabina di regia che si riunirà a Roma, non sarà tanto l’indice Rt quanto la pressione ospedaliera che continua a superare le soglie di allerta sia in terapia intensiva (37 per cento) sia nell’area medica (52 per cento).

Terapie intensive
Terapie intensive ancora al massimo in Friuli Venezia Giulia. Il tasso di occupazione rilevato martedì scorso dall’Istituto superiore di sanità si mantiene sopra la soglia di attenzione del 30 per cento e supera di un punto la rilevazione riportata nel report di una settimana fa: dal 19 al 26 gennaio la percentuale è passata dal 36 al 37 per cento. 

Il dato validato dalla task-force che ieri ha analizzato la bozza del report ricevuta dall’Iss, viene costantemente monitorato dagli esperti della Cabina di regia nazionale. Sono proprio loro a richiamare spesso l’attenzione sul tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per stimare la tenuta del sistema sanitario nazionale e regionale. Una settimana fa, a fronte di una diminuzione dei ricoveri a livello nazionale, veniva ribadito che «tale tendenza sottende forti variazioni inter-regionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica e il relativo impatto, uniti all’incidenza impongono comunque misure restrittive».
Potrebbe essere proprio questo uno dei parametri penalizzanti nella valutazione del contagio rilevato la scorsa settimana. Potrebbe essere uno dei parametri che ci fa restare in zona arancione, evitandoci così di tornare in zona gialla e di veder quindi riaprire bar e ristoranti. Al momento, infatti, tutti i posti di terapia intensiva Covid sono occupati, tant’è che il dato giornaliero oscilla di uno o due unità. Alle volte dipende dalle tempistiche dei trasferimenti da un reparto all’altro: se non c’è posto il paziente può restare un giorno in più in area medica o viceversa. 
 
 
Area medica
Sempre sopra la soglia di allerta del 40 per cento, ma in calo rispetto a una settimana fa. Il tasso di occupazione dei posti letto nei reparti Covid dell’area medica migliora, ma non abbastanza per trascinarci fuori da una situazione che resta ancora preoccupante. Martedì scorso (26 gennaio), negli ospedali del Friuli Venezia Giulia risultava occupato il 52 per cento dei posti disponibili quando la soglia di allerta è fissata al 40 per cento. Nonostante sia in calo – la settimana precedente arrivava al 54 per cento – la percentuale resta ancora troppo elevata.
Questo è uno dei problemi che assilla le Aziende sanitarie costrette a correre ai ripari con continue riorganizzazioni interne che scontano la cronica carenza di medici e infermieri. Mediamente, nelle ultime settimane, il numero dei ricoverati nei reparti Covid di area medica sfiora le 700 unità. Tant’è che per riuscire a fronteggiare l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus, in alcuni casi le prestazioni non urgenti sono state rinviate senza bloccare l’attività internistica.
 
Alla terza commissione, il direttore generale dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale, Massimo Braganti, ha spiegato come è riuscito a predisporre oltre 500 posti Covid in tutti i presidi ospedalieri dell’Asufc. il nosocomio di San Daniele è stato riconvertito a causa dell’alto numero di contagi, mentre al Santa Maria nei 31 posti letto di terapia intensiva Covid sono stati accolti, da ottobre scorso, 344 pazienti per una degenza media di 15-20 giorni. Il 27 per cento non ce l’ha fatta.
 
 
Tamponi
Il Friuli Venezia Giulia è tra le regioni che fa più tamponi. Lo è sempre stata anche quando le positività venivano ricercate solo con i tamponi molecolari. Nel monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità il dato oscilla perché molto dipende dall’influenza delle giornate festive quando il numero scende di parecchio.
Nella settimana dal 18 al 24 gennaio, quella a cui si riferisce la bozza del report analizzata ieri dalla task-force regionale coordinata dall’epidemiologo, Fabio Barbone, il numero complessivo di tamponi positivi è pari a 2.901 su un totale di 23.172. La percentuale, ovvero l’indice di contagio, del 12,5 per cento, circa il 40 per cento in meno rispetto al dato rilevato la settimana precedente (dall’11 al 17 gennaio) quando la percentuale tra positivi (2.951) e test effettuati (13.863) era pari al 21,3 per cento.
 
Il trend in calo emerge anche dai dati relativi ai tamponi positivi nei setting territoriale e ospedaliero. Nel primo caso si tratta di 2.696 cai su 20.557 test pari al 13,1 per cento, nel secondo di 205 casi su 2.615 tamponi processati pari al 7,8 per cento.
 
Nella settimana presa a riferimento l’incidenza regionale è pari a 244.9 casi per 100 mila abitanti. La settimana precedente era inferiore, non superava i 221.4 sempre per 100 mila abitanti. Il numero complessivo dei casi è passato da 57.177 a 60.808 unità. Inevitabile l’aumento dell’incidenza cumulativa salita da 4.720,08 a 5.041,22 casi per 100 mila abitanti. 

Focolai
L’altro dato che misura l’indice di contagio e quindi l’espansione dell’infezione da Sars-CoV2 è quello dei focolai attivi e dei contagi non imputabili a focolai. Per focolai attivi si intendono i gruppi di positivi in uno stesso contesto, mentre i focolai tracciati sono quelli che hanno consentito di risalire al cosiddetto paziente uno e quindi di ricostruire la catena di trasmissione.

Generalmente questo avviene all’interno delle famiglie, delle scuole, dei contesti lavorativi o nelle piccole comunità come i comuni sottoposti, nei mesi scorsi, agli screening di massa.
 
Chiariti questi aspetti, la bozza del report analizzata ieri dalla task-force regionale, riporta la presenza di 1.562 focolai di trasmissione attivi nella settimana dal 18 al 24 gennaio scorsi. Nei giorni precedenti, dall’11 al 17 gennaio, i focolai attivi erano 1.775, si contavano 213 gruppi infettati in più. Analoga la tendenza per quanto riguarda i nuovi focolai di trasmissione rilevati nel periodo preso in considerazione: in una settimana siamo passati da 705 a 526 unità.
 
È sceso pure il numero dei nuovi casi di infezione confermata da Sars-CoV-2 non associati a catene di trasmissione note: una settimana fa se ne contavano 1.621 ora 1.429. Anche questo è uno dei parametri tra i più monitorati dalla Cabina di regia: il fatto di non riuscire a risalire alla catena di trasmissione denota una certa difficoltà nel sistema di tracciamento che, in questo momento, risente del trasferimento di alcuni addetti nella campagna vaccinale. 

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