Porcia, “trattenuto” il capo di Billa Italia

I lavoratori l’hanno costretto a spiegare la situazione. E hanno ottenuto una settimana di retribuzione in più
FOTO MISSINATO - BILLA SCIOPERO
FOTO MISSINATO - BILLA SCIOPERO

PORCIA. Restare a casa dal lavoro, consumando ferie e permessi? I lavoratori del Billa di Porcia puntano i piedi e ottengono garanzie.

I lavoratori hanno alzato la voce e alla fine hanno ottenuto da parte dell’azienda, a garanzia dei loro diritti, di firmare una lettera in cui si precisa che da lunedì 7 fino a sabato 12 maggio, per ragioni aziendali, rimarranno a casa dal posto di lavoro venendo regolarmente stipendiati.

Il tutto è successo dopo più di tre ore di discussione con il capo area Billa Italia, in visita a Porcia, il quale è stato “trattenuto” dagli stessi dipendenti e costretto a fare da tramite con la sede di Milano. Sul posto i lavoratori hanno chiamato anche i rappresentati sindacali provinciali.

Sono finiti infatti i lavori di trasferimento merce, scaffali e frigo nel punto vendita di Porcia, chiuso al pubblico da sabato scorso. Per i 46 dipendenti oggi quindi sarà l’ultimo giorno di lavoro all’interno del negozio di via Roveredo. Intanto però l’azienda non ha comunicato loro la data di licenziamento, tanto che ieri mattina la prospettiva per questi ultimi sembrava essere quella di stare forzatamente a casa consumando permessi e ferie in attesa della lettera di licenziamento.

Ma di fronte a questo «è successo che – ha raccontato una dipendente - intorno alle 9 è capitato in negozio il capo area aziendale a portare i suoi saluti. Ha parlato prima con i delegati sindacali e poi ci ha convocati tutti per informaci, in via ufficiosa, che il lavoro di pulizia del negozio era di fatto concluso e che con ogni probabilità dalla prossima settimana non ci sarebbe stato più bisogno di noi e che quindi saremmo stati a casa». Gli animi si sono scaldati non appena il capo area ha paventato l’ipotesi di attingere a ferie e permessi.

«La ciliegina sulla torta – ha commentato la donna – oltre al danno la beffa di dovere lasciare soldi anche all’azienda. Non ci siamo stati e abbiamo obbligato il capo area a telefonare a Milano per avere garanzie». Una trattativa telefonica che è andata avanti fino alle 12.30 quando a Porcia è arrivata copia della lettera che assicurava la retribuzione per un’altra settimana ancora e che è stata firmata da tutti i lavoratori. “Sembra di stare in un altro mondo – ha detto la lavoratrice -. Come fa un’azienda a non avere idea di quando licenziare? Per quanto dobbiamo ancora restare sulle spine?».

A gettare acqua sul fuoco alimentato dalla stanchezza e dalla delusione dei lavoratori è stato il delegato sindacale Uil UilTucs, Edoardo Bivona. «La discussione – ha detto – è nata da un fraintendimento. Il capo area si trovava in negozio a titolo personale, per salutare i dipendenti, e ha dato loro delle informazioni ufficiose che, visto il clima, hanno spaventato tutti. Di buono c’è stato però il fatto che quanto successo ha portato a qualcosa di concreto ovvero un documento scritto che ci garantisce una settimana retribuita».

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