Pop di Cividale, sì dei soci al bilancio e al dividendo

CIVIDALE. Un dividendo di 0,45 per azione è la remunerazione dei titoli della Banca Popolare di Cividale che è stata approvata dall’assemblea dei soci oggi nel centro San Francesco nella città longobarda con precedente approvazione del bilancio che bilancio evidenzia più 8,2% di raccolta diretta, più 2,5% di crediti alla clientela, più 22,4% per il risultato di gestione, più 7,6% di utile netto e un “dividendo sociale” di 1,3 milioni.
«I risultati conseguiti denotano la tenuta della nostra banca in un quadro di recessione che permane nonostante i numerosi incentivi messi in campo dallo stesso sistema bancario oltre che dalle pubbliche amministrazioni», si legge nella lettera ai soci.
«Abbiamo registrato una sensibile crescita della clientela con l’apertura di oltre 3 mila nuovi conti correnti (+ 4,4%); i finanziamenti alle imprese rappresentano il 73% degli impieghi totali che si sono incrementati del 2,5%, i dipendenti sono cresciuti del 2,9% raggiungendo complessivamente le 598 unità; i soci sono 11.905 in continua crescita. Inoltre, sono state accolte oltre 700 richieste di contributi liberali (escluse le sponsorizzazioni) provenienti da altrettante associazioni, enti locali, sodalizi impegnati in ambito sociale, culturale formativo, sportivo, religioso e di promozione del territorio. Un dato che da solo rende bene il ruolo svolto dal nostro gruppo bancario nelle realtà locali».
La rete commerciale del gruppo, con l’apertura di quattro nuove agenzie della Banca di Cividale - Rualis di Cividale, Bibione, Gaiarine e Roncade - può contare ora su 72 sportelli a livello di gruppo.
Ecco il quadro tracciato da Lorenzo Pelizzo, padrone di casa e presidente dell’istituto da 40 anni.
Presidente ci anticipa qualche numero?
«Abbiamo chiuso il 2011 con un risultato dell’attività corrente di 15,7 milioni e un risultato netto di esercizio di 11,6 milioni. La raccolta diretta è stata superiore ai 3,2 miliardi, i crediti alla clientela di 3,1 miliardi, l’utile netto del gruppo di 8,7 milioni. E come pochi istituti di credito, abbiamo un bilancio sociale molto importante: 1,3 milioni più del 10% dell’utile di esercizio».
All’inizio degli anni Duemila avete deciso per l’autonomia, di affrontare la crisi “da soli”. Lo rifarebbe?
«È stata la strategia vincente, nonostante l’enorme sforzo (leggi aumento di capitale da 100 milioni, ndr)».
Vincente perchè?
«Perchè ci ha legato ancor più al territorio, rendendoci protagonisti della vita economica di questa regione, e non solo. Oggi contiamo 72 filiali e altre 10 saranno aperte nei prossimi tre anni tra Friuli Venezia Giulia e vicino Veneto. Assieme al credito cooperativo, siamo l’unica banca che veramente può definirsi di riferimento per il territorio: raccogliamo e reimpieghiamo i fondi fra la nostra gente, ma soprattutto le decisioni che riguardano il territorio sono prese da persone che abitano la nostra città e la nostra regione. La ricchezza resta e si sviluppa qui, creando nuove possibilità».
Per esempio?
«Il fatto che la Popolare di Cividale abbia mantenuto la propria autonomia, ci ha permesso di dar vita a una nuova società, la Help Line: 170 dipendenti attualmente nella sede di San Giovanni al Natisone. La Help Line (gestione di carte di credito), che oggi conta quattro sedi in Italia (Roma, Bologna, Milano e San Giovanni), si trasferirà a Cividale, nella nuova struttura della banca, con tutti i benefici che ne conseguono, sia per le casse della Regione sia per il tessuto economico».
Banca del territorio, che prova ad allargarsi...
«Abbiamo attività anche in Slovenia e in Kosovo (il 4% della Bank for private business), controlliamo il 20% della Lussemburgo gestioni, ma la nostra mission resta in Friuli Venezia Giulia e in una fascia del vicino Veneto».
Presidente, quando sarà pronta la nuova sede (il palazzo realizzato sul sito dell’ex cementificio)?
«Verso la fine dell’anno».
Una costruzione che ha fatto discutere.
«Sì, come sempre quando si tratta di progetti innovativi, ma sono convinto che sarà un segno molto importante e duraturo per Cividale. Di più: abbiamo eliminato una struttura abbandonata; una bomba ecologica, per non parlare di quello che era l’impatto estetico. La nuova struttura, poi, andrà a colmare un’altra carenza cittadina: un centro congressi e un asilo nido per i dipendenti della banca e della Help Line e, se ci fossero necessità, anche per la comunità».
Usciamo dalla sua banca ed entriamo nella aziende, per parlare di crisi.
«I tempi, naturalmente, sono difficili. Ma la cosa più preoccupante è che le criticità non riguardano soltanto l’economia, ma anche la politica, i rapporti sociali. Una situazione di degrado che riguarda soprattutto l’Europa. L’instabilità politica dell’Unione europea, la mancata conferma elettorale di molti capi di stato, dall’Inghilterra alla Spagna; la crisi greca a quella olandese, per finire col voto in Francia e il governo tecnico italiano, sono la cartina tornasole della debolezza Ue. E questa è la mia preoccupazione maggiore».
È il fallimento della politica.
«Non sono tra coloro che demonizzano la politica, anzi la ritengo fondamentale, ma in questo momento in politica si sono gettate persone non all’altezza che hanno fatto perdere fiducia nelle istituzioni, nei sindacati e in se stessi; scatenando un eccessivo pessimismo. Anche il nostro territorio soffre questa situazione: molte aziende hanno chiuso e purtroppo altre chiuderanno. Resiste chi ha i mezzi, la volontà di investire e la capacità di esportare i prodotti».
Secondo buona parte del mondo produttivo la volontà non basta: le banche non aiutano.
«È vero che il sistema bancario non si è sempre comportato correttamente, e qualche colpa ce l’ha, ma è altrettanto vero che non si può continuare a demonizzare un sistema che ha sostenuto e sostiene il Paese. Non è vero che gli istituti si sono allontanati dalle aziende: gli impieghi, così come i depositi aumentano, e aumentano le sofferenze. Più di 170 miliardi, nel nostro Paese, che il sistema bancario sostiene. Credo sia difficile dimostrare che manchi, da parte nostra, la volontà di aiutare il sistema a uscire dalla crisi. E la molta più attenzione che mettiamo nell’erogare il credito, oltre a essere imposta dalla Bce, è indispensabile per il bene di tutti».
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