Polli ammassati come sardine? Assolto l’allevamento di Fagagna

Le ispezioni effettuate da Arpa e Noe avevano stimato la presenza di 26 animali per metro quadrato. L’avvocato Tapparo: inappropriato il parametro della potenzialità produttiva applicato all’azienda

FAGAGNA. Stando ai dati affiorati dai controlli dell’Arpa, cui fecero seguito quelli dei carabinieri del Noe e poi della polizia locale, nell’allevamento avicolo con sede in via San Vito a Fagagna c’erano decisamente troppi polli.

Difficile contarli uno ad uno, ma stando all’accertamento effettuato l’8 marzo del 2012 in seguito ad alcune segnalazioni, ce ne sarebbero stati da 69.393 a 72.169 in uno stabilimento aziendale che si estendeva su 2.775 metri quadrati di superficie. Tradotto in termini pratici significa che in ogni metro quadrato avrebbero dovuto esserci ben 26 polli.

Su queste basi Nicola Nardone, fagagnese di 49 anni, legale rappresentante dell’allevamento, è finito davanti al giudice per una presunta violazione dell’articolo 29 del decreto legislativo 152 del 2006.

Dato per assodato che quello stabilimento aveva una potenzialità produttiva superiore a 40 mila polli, infatti, l’allevamento, sempre ai sensi dello stesso decreto, avrebbe dovuto possedere l’Autorizzazione integrata ambientale.

Posto che l’azienda aveva comunque già avviato la richiesta di quella particolare autorizzazione in vista di un ampliamento della struttura, il nodo sul quale l’avvocato Cesare Tapparo, legale difensore dell’imputato, ha impostato la propria strategia difensiva è stato il criterio induttivo sulla base del quale sarebbe stata calcolata la popolazione faunistica di quell’allevamento, una problematica che ha riguardato altre aziende del settore.

E su questi criteri ha chiesto e ottenuto dal giudice Carlotta Silva l’assoluzione del proprio assistito “perché il fatto non sussiste”, mentre il pm Giovanna Schirra aveva proposto una condanna a 3 mesi di arresto.

«Il parametro normato dalla potenzialità produttiva non è inteso dal legislatore della L.152/06 in senso “rigido” e “fisso” – ha spiegato Tapparo –, bensì in senso elastico e proporzionale ad alcuni fattori variabili tipici dell’attività produttiva avicola, quali il numero di pulcini presenti nell’allevamento, i cicli produttivi, la mortalità dei pulcini, la tipologia produttiva prescelta dall’imprenditore, poichè un allevamento può diversificare la produzione da polli “pesanti” a polli “leggeri” da rosticceria.

Per l’allevamento in questione – ha aggiunto Tapparo – abbiamo dimostrato come l’accertamento dell’Arpa fosse inattendibile sotto il profilo numerico dei capi avicoli presenti nell’allevamento». Il decreto legislativo 181 del 2010 sulla protezione e la tutela del benessere animale pone precisi vincoli sul numero dei capi allevabili in una determinata superficie, ipotizzare la presenza di 26 polli per metro quadrato avrebbe implicato anche una violazione di dette norme. Da qui l’assoluzione.

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