«Politica in crisi? Colpa di tutti noi»

«La politica non deve diventare uno strumento per arricchirsi, caso mai per perdere qualcosa, mettendosi al servizio degli altri. Purtroppo non si è resa conto che doveva cambiare e rinnovarsi e siamo arrivati ad uno stallo istituzionale che ci siamo cercati».
In Regione sono aperte due inchieste, una della procura della Repubblica e una della Corte dei conti, sulle presunte spese facili dei gruppi consiliari. Nella Capitale il parlamento non riesce ad esprimere un governo. Il vescovo di Concordia-Pordenone, monsignor Giuseppe Pellegrini, auspica che si torni alla sobrietà.
Eccellenza, in Regione emerge un quadro di presunti abusi sull’uso di denaro pubblico che lascia quantomeno perplessi.
«La questione morale è generale ed è stata al centro della recente campagna elettorale. L’Italia sente il bisogno di un profondo cambiamento e ripensamento su come impegnarsi, tornando al vero concetto di politica intesa come servizio del popolo, per il bene comune. Ringraziamo il Signore che i cittadini se ne accorgono e se ne riappropriano. La politica non è un modo per fare soldi e arricchirsi, casomai di rinuncia. Tanto che, in passato, alcuni hanno rinunciato addirittura alla famiglia per mettersi al servizio della gente. Era chiaro il senso di servizio».
La classe politica, però, è espressione di chi la vota, oggi come ieri.
«I cittadini lasciavano fare, perché in fin dei conti qualche piccolo vantaggio c’era per tutti. La crisi ha frantumato il vecchio sistema: purtroppo la politica non si è resa conto che doveva cambiare. Da vent’anni sentiamo le stesse necessità: riforme istituzionali e semplificazione delle rappresentanze, nuova legge elettorale, snellimento della burocrazia. Si è parlato tanto e ora siamo allo stallo istituzionale. Ce la siamo voluta. Ora è tempo di una riconciliazione generale».
Qual è il compito della Chiesa in questo contesto?
«Preparare le coscienze delle persone che si mettono in gioco. L’impegno è auspicabile. La gente sia protagonista per il bene comune, per fare quei cambiamenti reali che puntino a mantenere alti gli standard dei servizi essenziali».
In provincia si attende da decenni un nuovo carcere, ora che l’ospedale era vicino a una svolta il progetto è congelato.
«Premetto che non intendo schierarmi per l’una o l’altra soluzione. Credo che ciascun servizio debba essere dignitoso, anche in presenza di poche risorse. Auspico un confronto sereno. La politica è anche il luogo del compromesso: se necessario, si facciano passi indietro, sempre a favore del bene comune».
Qual è il messaggio della Pasqua?
«“Quel Gesù Cristo che avete crocifisso Dio lo ha resuscitato”. Papa Francesco insiste sul Cristo della croce che dobbiamo annunciare. La resurrezione è vita, la speranza che si accende. Viviamo concretamente il contesto della Croce. Sono preoccupato delle fatiche delle famiglie, anche a livello relazionale. Alla prima difficoltà oggi lasciano tutto, con le conseguenze che ricadono sui figli, i più colpiti. E sono preoccupato per la crisi economica che ci attanaglia, per questa instabilità politica. La speranza non è astratta, incontra le persone nel vissuto quotidiano personale, familiare e sociale. Consegno a tutti voi il messaggio carico di speranza che nasce dall’incontro con il Cristo risorto e vivo. Pur tra le difficoltà e le preoccupazioni di questo tempo, desideriamo anche noi correre al sepolcro, come i discepoli nel mattino di Pasqua. La tomba è vuota perché il Signore Gesù è vivo e presente. Anche per noi oggi Cristo risorge e cambia le sorti della storia e del mondo perché sconfigge il male e la morte».
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