Piano salva-Ideal Standard: il pericolo viene dal Veneto

PORCIA. Il piano industriale per il recupero di competitività dello stabilimento Ideal Standard di Orcenico, messo a punto tra Unindustria e Regione, ha un primo merito: il gruppo, infatti, si è riservato di riflettere sulle proposte e valutarne la fattibilità. Questo significa che, ragionevolmente, l’incontro al ministero della settima prossima slitterà in avanti, entro la prima decade di ottobre. Se poi questo piano riuscirà a salvare Orcenico dalla ventilata chiusura, che è il risultato a cui il progetto punta, rimane un’incognita.
Ieri a Trieste si è svolto l’incontro tra la presidente della Regione Debora Serracchiani, il vice Sergio Bolzonello, l’amministratore delegato di Ideal Standard Domenico Antetomaso e il responsabile delle risorse umane del gruppo Benedetto Gelsomino, presente anche il leader degli industriali pordenonesi, Michelangelo Agrusti, nel corso del quale è stata presentata la proposta di piano, che prevede investimenti per circa 5 milioni di euro, ed anche la disponibilità della Regione a finanziare parte degli interventi indicati. Si tratterebbe dell’impianto di cogenerazione e di altri sulle linee produttive, per una cifra che si avvicinerebbe ai 4 milioni complessivi.
Ideal Standard «ha ascoltato» le proposte riservandosi una puntuale analisi ed una risposta entro le prossime settimane. Tempi e valutazioni necessari alla luce del fatto che comunque questa linea di azione tenta di “sparigliare” le carte di un piano già scritto (e che passerebbe attraverso la chiusura di Orcenico), e che quindi richiede da parte dell’azienda un approfondimento sul vantaggio competitivo che lo stabilimento pordenonese acquisirebbe. Ma ci sono altri aspetti da considerare, uno fra tutti le “contro-mosse” di Veneto e Lazio, che avevano registrato il salvataggio delle fabbriche di Trichiana e Roccasecca. Altra questione, non secondaria, i volumi. I 550 mila pezzi che Orcenico dovrebbe produrre, sono tanti per un gruppo che ritiene di offrirne al mercato poco più di 1 milione, realizzandoli in tre siti.
A questo punto gli scenari potrebbero essere diversi: una competizione al rialzo tra Regioni in ossequio al progetto di ristrutturazione del gruppo che prevede la dismissione di una fabbrica, facendo in modo che a chiudere sia qualcun altro. Il mantenimento dei tre siti senza portarne a saturazione nessuno, avendo a disposizione però ammortizzatori sociali che, a oggi, non ci sono, e sapendo che per effetto dei maggiori costi di struttura, il costo/pezzo rimarrebbe comunque elevato, erodendo l’effetto positivo dei finanziamenti pubblici. Un dimagrimento considerevole di uno dei siti, per portare a saturazione gli altri.
In attesa di quel che accadrà, a Orcenico il clima rimane acceso. Ieri le Rsu hanno inviato una lettera all’amministratore delegato, al direttore di stabilimento e, per conoscenza, al prefetto di Pordenone, nella quale, «con l’intento di evitare disordini», a fronte di un presunto significativo calo di volumi solo per questo stabilimento, chiedono di comunicare «urgentemente le revisioni dei volumi messi a piano fino alla fine dell’anno».
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