Pensioni, sono 40 mila gli assegni che andrebbero rivisti

Nel calcolo per le pensioni vengono spesso escluse maggiorazioni, erogate normalmente solo su richiesta
10/05/2011 Roma, Forum della Pubblica Amministrazione 2011. Nella foto lo stand dell' INPS
10/05/2011 Roma, Forum della Pubblica Amministrazione 2011. Nella foto lo stand dell' INPS

UDINE. L’assegno per il nucleo familiare può valere da 10 a 50 euro circa, ma c’è anche l’integrazione al minimo che porta l’assegno pensionistico a 501 euro e spiccioli. Oppure c’è l’assegno di invalidità, l’accompagnatoria, la maggiorazione sociale... Tutte voci aggregabili al termine “pensione” che, però, non vengono riconosciute automaticamente ma erogate solo se richieste. Si chiamano “diritti inespressi”.

Diritti inespressi

Il termine mette insieme due parole, “diritto”, che è qualcosa che - in altri termini - ci spetta, e “inespresso”, ovvero non esplicitato. Il diritto diventa esigibile, dunque, nel momento in cui lo richiediamo. In caso contrario non ne beneficiamo e gli importi (ma anche i servizi) che dovremmo avere non ci vengono erogati. Per i pensionati si tratta soprattutto di somme, di importo variabile, che possono integrare l’assegno che l’Inps versa mensilmente. La condizione perché questo diritto venga riconosciuto è, dunque, il fare domanda.

Una pensione su dieci

Secondo alcune stime del sindacato pensionati, sono molti i potenziali beneficiari. Si parla di uno su dieci. Ciò significa che circa 40 mila pensionati del Friuli Venezia Giulia potrebbe avere diritto ad una qualche forma di integrazione, ma non lo sa. E la qual cosa interessa non solo i pensionati con il trattamento minimo, ma anche le famiglie di pensionati con redditi ben più elevati.

La campagna

«Lo Spi Cgil - spiega il segretario regionale dei pensionati della Cgil del Friuli Venezia Giulia, Ezio Medeot - ha iniziato anche in regione una campagna finalizzata al controllo delle pensioni. Questo perché da circa tre anni l’Inps non invia più a casa il modulo ObisM con cui, in precedenza, informava il pensionato circa importi e modalità di pagamento dell’assegno, nè invia il Cud, la dichiarazione dei redditi, quindi è venuto meno uno strumento informativo che consentiva alle persone di capire, al di là dell’importo accreditato mensilmente, come fosse composto l’assegno. Per ottenere questi documenti i pensionati o si attrezzano in proprio con il codice Pin e consultano, nel sito dell’Inps, la propria posizione, oppure devono rivolgersi ai patronati».

I controlli

Da alcune verifiche effettuate sui trattamenti pensionistici sono emersi errori ed “omissioni”. Errori riguardanti, ad esempio, la quattordicesima che avrebbe dovuto essere erogata e invece non lo è stata; l’importo della pensione, che non risulta coerente con i versamenti contributivi per meri errori di calcolo. Mentre le “omissioni” attengono ad importi di cui il pensionato avrebbe diritto, ma che non sono stati pagati perché l’interessato non ha fatto domanda. «In questo caso non vi è alcuna cattiva volontà - spiega Nazario Mazzotti dello Spi Cgil di Pordenone -, semplicemente si tratta di maggiorazioni che sottostanno a precisi criteri che non possono essere noti all’Inps. E’ il caso - prosegue Mazzotti - degli assegni per il nucleo familiare che, anche nel corso della normale carriera lavorativa, non vengono erogati dall’azienda se il lavoratore non li richiede. Assegni che - puntualizza il sindacalista - possono venire erogati anche ai pensionati».

Importi

Nel caso degli assegni per il nucleo familiare, l’importo è in progressione: passa da 10,33 euro mensili - che è l’importo minimo per la fascia di reddito da 20 mila a 23 mila 700 euro circa - fino a 46,48 euro per i nuclei con 13 mila euro di reddito lordo annuo. Ed ecco che, nel caso in cui questi importi non siano mai stati richiesti, scatta non solo l’aumento mensile, ma anche il recupero degli arretrati per i cinque anni antecedenti quello in cui si presenta la domanda.

Prestazioni a richiesta

«Per i pensionati - fa l’elenco Nazario Mazzotti - i diritti inespressi, che vengono riconosciuti solo a fronte di una specifica richiesta, riguardano le maggiorazioni sociali e i relativi incrementi che scattano con l’età e con determinati requisiti di reddito», con importi che vanno da 25,83 euro al mese per coloro che hanno dai 60 ai 64 anni e di 82,64 euro per chi ha un’età tra 65 e i 69 anni.

Vi è poi anche un incremento della maggiorazione sociale per far sì che gli interessati con 70 anni possano ricevere una prestazione sino a 638,33 euro. La misura massima di questa maggiorazione sociale non è però fissa, come la maggiorazione base, ma è determinata dalla differenza tra il reddito minimo garantito e l’assegno mensile spettante. Bisogna presentare richiesta poi anche «per la pensione supplementare - prosegue Mazzotti - che spetta a coloro che sono sì andati in pensione ma hanno continuato a lavorare; trascorsi 2 o 5 anni costoro hanno diritto ad un supplemento di pensione» il cui importo ovviamente è variabile.

Gli errori

«Le pensioni - è il consiglio di Nazario Mazzotti - vanno poi sempre controllate. Gli errori esistono». Un caso recente risolto dallo Spi Cgil di Pordenone riguarda un pensionato il cui trattamento era errato all’origine e per un importo non trascurabile: 138 euro mensili. La verifica compiuta presso il sindacato ha consentito a questo signore di rivendicare il maggiore importo e di incassare anche gli arretrati, fortunatamente dal momento in cui l’assegno è stato erogato, per un importo di 5 mila 359 euro. Altri errori possono derivare da mancate comunicazioni che possono essere corretti in sede di dichiarazione dei redditi, se il pensionato la fa, mentre permangono se non si compila il 730.

«E’ vero poi - conclude Mazzotti - che molte prestazioni vengono assicurate in automatico, come l’adeguamento al minimo o la 14^ mensilità, ma è accaduto che, per un errore del “cervellone” dell’Inps, questo non sia avvenuto. Per questo lo Spi Cgil ha avviato la campagna “controlla la tua pensione”: per offrire ai pensionati l’opportunità di verificare l’esattezza dell’importo del’assegno e di esercitare fino in fondo i propri diritti».

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