Peculato, assolto il ginecologo

Latisana, era stato accusato di utilizzare i kit ospedalieri in privato. I giudici: il fatto non sussiste
Latisana 16 novembre 2011 ospedale Tefoto Copyright PFP/TURCO
Latisana 16 novembre 2011 ospedale Tefoto Copyright PFP/TURCO

LATISANA. Una brillante carriera di medico e l’applicazione di una tecnica innovativa per la sterilizzazione tubarica che si rivelava promettente. Erano queste le premesse per il dottor Nicola Antonio Amato, 37 anni di Bari, dirigente medico della Ginecologia ed Ostetricia dell’ospedale di Latisana. Almeno fino a quando non è finito nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato per peculato continuato.

Era l’aprile 2010 quando i guai giudiziari sono cominciati per il dottor Amato. Sono finiti ieri in tribunale a Udine dinanzi ai giudici riuniti in composizione collegiale (presidente Angelica Di Silvestre, a latere Mauro Qualizza e Maria Rosa Persico) che lo assolto «perchè il fatto non sussiste».

A proporre l’assoluzione era stato non solo il difensore di fiducia del medico in questione, il professor Paolo Veneziani ordinario di diritto penale all’Università di Parma, ma lo stesso pubblico ministero Viviana del Tedesco nel corso della precedente udienza.

«Il dottor Amato ha sempre avuto la massima fiducia nell’operato della magistratura - ha commentato il difensore – con soddisfazione ha preso atto della decisione del tribunale dopo un’attenta e accurata istruttoria dibattimentale.

L’assoluzione è con la formula più ampia perché il fatto non sussiste. Quindi - ha proseguito – è stata recepita in pieno l’impostazione della difesa secondo cui non c’è stata alcuna appropriazione da parte del dottor Amato. Il medico ha agito secondo un protocollo corretto applicando i kit con una metodologia cha ha evitato alle pazienti un inutile intervento chirurgico in sala operatoria così consentendo un risparmio sui relativi costi».

Tutto era cominciato con una segnalazione da parte del direttore generale dell’Azienda per i servizi sanitari della Bassa Friulana Paolo Bordon su alcune anomalie che erano state riscontrate in relazione all’utilizzo del “dispositivo occlusione tube kit Essure” un presidio del valore di 1.596 euro che il medico avrebbe utilizzato in almeno un paio di interventi di sterilizzazione tubarica, il 6 e il 4 aprile, agendo in ambulatorio. In entrambi i casi sarebbero però stati utilizzati codici non corrispondenti alla prestazione effettivamente resa, operazione che avrebbe reso inferiore il costo della prestazione erogata a favore delle pazienti all’atto del pagamento al Cup.

Dall’originaria indagine interna era poi partita la segnalazione alla Procura, nel frattempo l’Azienda intimò il licenziamento al medico. «Provvedimento - tiene a sottolineare il suo legale di fiducia – che è stato revocato sin dal 2011 dalla stessa Azienda sanitaria».

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