Parla un friulano: "Dovevano bloccare la metro. Qui non mi sono mai sentito sicuro"

BRUXELLES. L’udinese Nicola Mulinaris vive a Bruxelles da un anno e mezzo. «Lavoro per Ngo Shipbreaking Platform, ci occupiamo di smantellamento navale, diritti umani e protezione ambientale».
«Ho preso alle 8.10 un treno dalla stazione Sud (Gare du Midi) per l’aeroporto di Zaventem.
Non sapevamo ancora cos’era appena accaduto. Eravamo diretti a Roma per ragioni professionali – racconta Mulinaris –. Il treno si è fermato a Gare du Nord, quando lo speaker ha annunciato le esplosioni. Siamo stati invitati a scendere dalle carrozze.
Entrati nella stazione Nord, io e una mia collega abbiamo deciso di prendere la metro per rientrare quanto prima in ufficio. È stata una scelta un po’ azzardata, dettata anche dal fatto che le notizie da Zaventem erano poco chiare. I militari presenti ai binari parevano tranquilli.
Dopo alcune fermate abbiamo deciso di scendere, perchè preoccupati di possibili altri attacchi in sequenza, ricordavamo Parigi, Londra, Madrid. Siamo scesi in centro alla fermata «de Brouckere» e pochi minuti dopo abbiamo ricevuto la notizia del secondo attentato».

«In centro alcune persone erano piuttosto agitate: la genete urlava al telefono, molti correvano e gli unici suoni erano quelli delle sirene: polizia, pompieri, ambulanze e macchine nere probabilmente dei servizi di intelligence governativi. Abbiamo proseguito a piedi per una ventina minuti fino all’ufficio – racconta Mulinaris –. Poi abbiamo deciso di rientrare tutti a casa, chi a piedi chi in macchina».
«Ora i trasporti sono bloccati, le scuole chiuse. Nel mio quartiere – St. Gilles, vicino a Gare du Midi – c’è vita: i ragazzini appena usciti da scuola giocano per strada e gli anziani chiacchierano al bar. Però so che altre zone sono deserte».
«Personalmente – conclude Nicola Mulinaris – ritengo assurdo non aver bloccato la metro dopo le esplosioni in aeroporto. Vivo la città quotidianamente e non ha mai dato l’impressione di essere un luogo sicuro. I militari non riescono a presidiare adeguatamente la metro. Un esempio: ieri sono andato nella più famosa sala concerti a Bruxelles, si chiama Ab, e non mi hanno neanche controllato il contenuto di un’ampia borsa a tracolla».
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