Paolo Petiziol: «Clima terribile, potrebbero servire le leggi di guerra»

Il console onorario: ci sono voluti secoli per conquistare i livelli di vita di oggi, non possiamo permetterci di abdicare

UDINE. «Tutti tendono a non dire esattamente quello che pensano come normalmente si fa in diplomazia. Meglio sarebbe e affrontare la reale drammaticità della situazione, dicendo la verità».

Paolo Petiziol, console della repubblica Ceca, esperto di relazioni internazionali, consigliere diplomatico per i Paesi del Centro Est Europa e Balcani, lancia l’allarme sul’escalation del terrorismo in Europa

A suo avviso qual è, allora, la verità di quanto sta accadendo in Europa?

«Credo che dobbiamo capire che siamo di fronte all’eterna storia cantata da Omero».

Fuori da metafora...?

«Il cavallo di Troia lo facciamo entrare o no? Noi lo abbiamo fatto entrare e adesso ci troviamo, e non lo dico io ma lo afferma anche il Papa, in uno stato di guerra».

E adesso cosa si può fare?

«Intanto che in guerra si applicano le leggi di guerra e non si applicano solo accoglienza e pietà. In guerra sopravvive chi spara per primo ».

Torniamo al cavallo di Troia. Non mi vorrà dire che dobbiamo temere tutti gli isalmici?

«Ho detto che siamo in guerra e che si devono applicare le leggi di guerra. È vero che non si deve fare di ogni erba un fascio, ma quando i tedeschi applicavano le rappresaglie per vendetta, non chiedevano quali fossero gli italiani buoni e quelli a loro ostili».

Scendiamo nel concreto. Cosa si dovrebbe fare l’ Italia?

«Non è difficilissimo. Basterebbe applicare le leggi sui migranti, le leggi esistenti. E quindi se uno entra e non vuole farsi identificare lo rispedisco a casa. Noi addirittura siamo andati a prenderli. E questo...».

E questo cosa comporta?

«Che è diventato un deterrente alla collaborazione tra le intelligences. Se non vogliamo applicare quelle di guerra, applichiamo quelle esistentii».

Va bene, ma adesso dobbiamo trovare una strategia anche a lungo termine per fermare i terrorismo, o no?

«Se vogliamo evitare altro sangue in Europa, dobbiamo compiere uno sforzo umano per contrastare le ideologie di morte. Dobbiamo lavorare sulle teste di queste persone. Quindi ci vorrà tanto tempo».

E nel frattempo?

«Lo ribadisco: applicare le leggi ed essere consapevoli che la base di tutto è pretendere il reciproco rispetto».

Siamo troppo “buonisti”?

«Non confondiamo la bontà. Io sono buono se tutelo la mia famiglia, la mia comunità, il mio Stato. Ci sono voluti secoli per avere i livelli di vita di oggi. Non possiamo abdicare e accettare che gli altri non li apprezzino o li combattano».

Ma insomma, l’Islam fa paura?

«Evidente che sì. Perché dire il contrario? Il clima è terribile. lo dico da diplomatico. Tutti sono preoccupati. Io non disprezzo chi non la pensa come me; dico che ognuno valuta le cose dal suo ambito di intervento professionale». (d.pe.)

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