Palini e Bertoli, Bolzonello chiamerà Roma

SAN GIORGIO DI NOGARO. Per la vicenda della Evraz Palini e Bertoli, Bolzonello chiederà l’intervento dei Ministeri dell’Interno e degli Esteri, al fine di sollecitare il proprietario Roman Abramovic, o almeno il suo secondo Dmitriy Scuka, a fare chiarezza sulle intenzioni per il sito sangiorgino.
Scende in campo dunque anche la diplomazia a salvataggio di Epb con l’intento di far sedere la proprietà a un tavolo di confronto dove dovrà dire se intende avviare una operazione tampone o di «visione più ampia» per un rilancio dell’azienda. Questo è l’impegno preso dall’assessore regionale alle Attività produttive Sergio Bolzonello, presente all’incontro organizzato ieri in municipio dal sindaco di San Giorgio, Pietro Del Frate, al quale erano presenti i consiglieri regionali Paride Cargnelutti e Mauro Travanut, i sindaci dei paesi del comprensorio, alcuni consiglieri provinciali, i sindacalisti di Fim-Cisl Francesco Barbaro e di Fiom-Cgil Maurizio Balzarini, oltre a una nutrita partecipazione di dipendenti di Epb. Grande assente l’azienda.
Bolzonello ha, infatti, fatto proprie le richieste dei consiglieri regionali Cargnelutti (Ncd) e Travanut (Pd) che proponevano alla Regione di coinvolgere la diplomazia nelle sue varie componenti per cercare un confronto con Epb.
In apertura, il sindaco Del Frate ha letto una lettera dell’ad Scuka, nel quale ringraziando per l’invito si diceva disponibile a un incontro a fine marzo o entro il 2 aprile, proposta poi bocciata da Bolzonello che ha detto: «Decideremo noi il giorno dell’incontro!». Maurizio Balzarini della Fiom ha quindi ripercorso le tappe di tutta la vicenda del sito sangiorgino che in luglio lavorava su tre turni e improvvisamente ad agosto ha visto fermati gli impianti. Ha ricordato come la proprietà a ogni incontro si sia presentata senza progetti costruttivi, rimandando impegni precisi: ultima l’ipotesi di lavorazione per conto terzi, «mentre - ha detto - vendono le bramme ad altri laminatoi della zona».
Francesco Barbaro, della Fim, ha sottolineato con forza come i 140 lavoratori abbiano già fatto la propria parte passando da stipendi di 1.800 euro alla cassa integrazione da 800, cassa che la proprietà si è rifiutata di anticipare, motivando che i soldi servivano per la riapertura dell’impianto.
Bolzonello ha invece ripercorso i passaggi fatti con l’azienda, dicendosi «basito del fatto che il management dello stabilimento non potesse proferire verbo», evidenziando che la Regione e Confindustria sono disponibili l’una a mettere risorse per il rilancio del sito, l’altra per l’avvio delle opere di bonifica, a fronte di un piano industriale che Epb, a oggi, non ha presentato.
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