Ovvio chiude: l’annuncio al sindacato

Roveredo in Piano, per i 15 dipendenti rimasti si aprirà la mobilità. Le preoccupazioni del sindaco

ROVEREDO IN PIANO. Chiude uno dei negozi storici d’arredamento del Pordenonese. La sede roveredana del marchio Ovvio, meta per vent’anni di clienti provenienti anche da fuori provincia, abbasserà le serrande nel giro di un mese. La svendita, cominciata qualche giorno fa, proseguirà al massimo sino alla prima decade di agosto, dopodiché l’attività cesserà. Nella medesima area commerciale (che ospita anche Unieuro, Scarpe e scarpe, Dal Ben abbigliamento e la Supercoop) due anni fa aveva chiuso i battenti il marchio Semeraro.

Da tempo la crisi si è abbattuta su Ovvio. Tuttavia, quando venti giorni fa la metà del personale (16 unità) era uscita in mobilità volontaria, la prospettiva sembrava essere quella di una ristrutturazione. Allo stato attuale, invece, per i 15 dipendenti rimasti la via è quella della mobilità per cessazione d’attività. Che la situazione fosse critica, specie negli ultimi due anni, era noto visti i continui ritardi nell’erogazione degli stipendi ai lavoratori, i quali più volte avevano incrociato le braccia in segno di protesta. Le cose sono però precipitate in breve tempo, come spiega Daniela Duz, segretaria della Filcams Cgil. «Oggi (ieri, ndr) la proprietà ha inviato un rappresentante a Roveredo per annunciare la chiusura, decisa a fronte della situazione generale del gruppo, mutata per eventi sopraggiunti nell’ultimo periodo».

Si apre ora la fase del confronto sindacale, con i lavoratori decisi a continuare il presidio (cominciato lo scorso sabato) fuori dal negozio a fronte del mancato pagamento degli stipendi arretrati. «L’azienda – afferma Duz – provvederà per il momento al versamento della mensilità di aprile». Riguardo maggio, giugno e la quattordicesima non esistono certezze. «La vicenda Ovvio – rimarca la segretaria Filcams – è emblematica. L’onda d’urto della crisi si abbatte sulla capacità di spesa delle famiglie. Per invertire la rotta sono necessarie strategie politiche che partano dal rilancio del manifatturiero: è l’assenza di lavoro a generare la contrazione dei consumi, la quale si riflette sul commercio».«Siamo di fronte a un fatto piuttosto grave – è il commento del sindaco di Roveredo Mara Giacomini –, che rischia di generare una serie di chiusure a catena nell’area».

Miroslava Pasquali

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