Otto nuovi casi di Hiv a Udine in soli 2 mesi

UDINE. Nei primi due mesi dell’anno alla Clinica delle malattie infettive di Udine sono già stati diagnosticati otto casi di Hiv. Nel 2018 in tutto erano 13, quello precedente 20, segno che, sul fronte delle malattie sessualmente trasmissibili, si sta abbassando la soglia di attenzione.
Ne è convinto il direttore della Clinica Matteo Bassetti che ieri, nel corso del convegno “Educazione alla sessualità, affettività e prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili” - secondo appuntamento dei “venerdì della salute” promossi dal Comune in sala Ajace - ha illustrato alcuni dati fotografando l’evoluzione dello scenario.
«Un quadro purtroppo non positivo, in cui i giovani pensano a proteggersi solo per evitare gravidanze indesiderate e non malattie sessuali, che possono diventare pericolose col tempo - osserva Bassetti -. È importante il dialogo con persone esperte e famiglia, facendo passare il messaggio che il sesso deve essere protetto per evitare di rovinarsi la vita e il metodo più sicuro è il preservativo».
Ma se la convinzione comune è che di Aids non si muore più, questa malattia è solo la punta dell’iceberg di tutta una serie di altre malattie che si possono contrarre, tra cui gonorrea, sifilide, papillomi ed herpes che spesso creano precedenti, con stili di vita scorretti, per la comparsa di patologie più serie.
Dopo il saluto del sindaco Pietro Fontanini, del direttore del distretto sanitario Luigi Canciani, del direttore del dipartimento di area medica Silvio Brusaferro e dell’assessore alla Salute Giovanni Barillari, che ha rimarcato come ci siano «tutti i presupposti per poter svolgere un grande lavoro di prevenzione, per cui siamo ottimisti e ci impegneremo», la parola è passata alla psicoterapeuta Elisa Bastiani, che ha evidenziato i progetti portati avanti nelle scuole in tema di affettività e sessualità.
«I ragazzi sono esposti molto precocemente a contenuti a sfondo seduttivo e si avvicinano a esperienze sessuali con una bassissima percezione del rischio - spiega -. Negli incontri in classe sono fondamentali i momenti di confronto per comprendere anche le false credenze e le curiosità, molte delle quali ruotano intorno al loro primo rapporto, per cui chiedono consigli». Laura Brunelli del dipartimento di area medica dell’università di Udine ha fotografato il livello di informazione (basso) sul tema dei ragazzi dopo un questionario in cui «le ragazze sono più preparate».
Prima di lasciare la parola alle insegnanti, l’assistente sanitaria Cristina Uliana, presente assieme a Irene Simioni del consultorio familiare Asuiud, ha ricordato come «insegnare ai ragazzi, nelle classi, la prevenzione sia fondamentale e sarebbe opportuno iniziare ben prima delle superiori».
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