Ospedale, l’Edilsa attacca: troppa pressione nei tubi

UDINE. «Nessuno aveva richiesto la messa in opera di giunti antisismici nell’impianto idraulico dell’ospedale di Udine e nessuno aveva preventivato che tubature e giunti dovessero reggere a una pressione prossima ai 10 bar, vale a dire più del doppio del valore cui l’impianto era stato sottoposto all’origine».
Il Consorzio Edilsa, concessionario per le opere di realizzazione del nuovo ospedale, più volte chiamato in causa per i guasti alle tubature che hanno imposto un rinvio del trasferimento nel nuovo complesso del Santa Maria della Misericordia, per la prima volta commenta l’accaduto e fornisce la sua versione dei fatti. Lo fa per voce del direttore dei lavori, l’architetto Giuseppe Camporini, che illustra come, dietro ai problemi che la direzione generale dell’Azienda ospedaliero universitaria si trova a dover affrontare prima ancora di entrare nel nuovo ospedale, ci sia una realtà molto complessa.
Il direttore generale del Santa Maria, Mauro Delendi, dopo aver affidato un incarico urgente alla Iti per sostituire i giunti, ha annunciato l’intenzione di avviare una richiesta di risarcimento. Individuare chi ha sbagliato e chi deve pagare, però, non sarà cosa semplice.

Tanto per cominciare, intanto, Edilsa ha depositato un verbale per denunciare un procurato danno.
«Ci siamo sobbarcati 40 mila euro di spese per riparare i danneggiamenti provocati dall’allagamento e sostituire i controsoffitti, come pure i pavimenti e i manometri a fine corsa, ma noi ci siamo attenuti all’indicazione progettuale – sottolinea il direttore dei lavori – abbiamo messo in opera giunti antivibranti, come previsto dal progetto nel quale non erano stati considerati giunti antisismici. Poi – aggiunge – a causa di uno scompenso di pressione non prevedibile, e non previsto, un giunto si è sfilato, mandando in sofferenza pure i manometri. Abbiamo pensato perfino di installare a nostre spese dei vasi contro i colpi di ariete alla sommità delle colonne, anche se nella centrale che fornisce acqua sanitaria sono già montati dispositivi anti colpo d’ariete».
In altre parole, il concessionario assicura di aver eseguito a regola d’arte l’impianto idraulico, la cui realizzazione risale a ben nove anni fa. Di più, due anni fa, quando Edilsa si trovò a dover realizzare l’impianto antincendio, si accollò maggiori spese per sostituire giunti antisismici a quelli normali previsti dal progetto. «Si trattava di un impianto che doveva essere perfettamente efficiente, anche in seguito a un evento sismico – chiosa Camporini – così li abbiamo sostituiti a nostre spese».

Non altrettanto è stato fatto sull’impianto idraulico dalla Iti di Modena, incaricata ora anche di sostituire i giunti. «Del resto, l’azienda ha agito sulla base di un progetto validato – osserva l’architetto –. I giunti erano stati montati nei corpi delle degenze ed erano perfettamente funzionanti, fino a quando l’acqua proveniva dall’acquedotto interno dell’ospedale, ma da quando è entrata in funzione la centrale tecnologica il carico di lavoro, la richiesta idrica e, di conseguenza, la pressione nella canalizzazione sono aumentate, come del resto la richiesta di prestazioni da parte dell’impianto. Prima si lavorava a una pressione di 4 bar, ora si lavora a 6 e il colpo che ha sfilato il giunto in questione era di 10 bar».
In estrema sintesi dunque, Edilsa ha riparato i danni per 40 mila euro e Iti rimetterà mano all’impianto impiegando giunti antisismici, poco più costosi di quelli già impiegati ma con una lavorazione ben più onerosa, visto che richiedono taglio e filettatura in opera. Tradotto in cifre, saranno 188.750 euro più Iva, che il Santa Maria imputerà in danno alla concessionaria. Ma capire chi alla fine dovrà sobbarcarsi questi costi aggiuntivi è un’altra storia. «Evidentemente – osserva il direttore dei lavori – l’azienda ospedaliero universitaria pensa di addebitarli al concessionario, noi però non abbiamo responsabilità e, dopo aver fatto il verbale di accertamento, abbiamo presentato denuncia per procurato danno a carico di ignoti».
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