Omicidio di Manzano, si indaga su una telefonata al 118 due minuti dopo gli spari

Nella ricostruzione della Procura che accusa Paolo Calligaris prende di nuovo forza la testimonianza della vicina di casa
Manzano 04 Luglio 2013 delitto tulissi Telefoto Copyright Petrussi Foto Press /turco
Manzano 04 Luglio 2013 delitto tulissi Telefoto Copyright Petrussi Foto Press /turco

MANZANO. Il sipario sulla vita di Tatiana Tulissi è calato alle 18.31 dell’11 novembre 2008. Era da poco rincasata dal lavoro, nella villa di via Orsaria, a Manzano, dove abitava con il compagno Paolo Calligaris, e stava prendendo la legna da ardere.

L’assassino le ha sparato in quel frangente, tra il cortile, i posti auto coperti ad esso adiacenti, la rampa d’accesso al seminterrato e la stanza dove è stato rinvenuto il corpo. Tre colpi di pistola, esplosi da un revolver calibro 38 mai trovato. A stabilirlo, dopo altri tre anni di indagini e sopralluoghi, è la perizia che il generale in pensione Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, ha redatto su incarico della Procura. Ed è una ricostruzione, che, a parere degli inquirenti, incastrerebbe l’indagato. Perchè la telefonata con cui Calligaris chiamò il 118 avvenne alle 18.32.57 secondi. Cioè meno di due minuti dopo gli spari.

«Sono tante le cose che non tornano, a cominciare dalla tempistica e dai comportamenti che l’indagato afferma di avere tenuto», ha affermato l’altro giorno il procuratore Antonio De Nicolo, confermando la trasmissione al gip del fascicolo con la richiesta di rinvio a giudizio per Calligaris per l’ipotesi di reato di omicidio volontario. Perchè a risultare ancora decisiva, anche nel secondo atto dell’inchiesta - dopo il giro di boa del 2012, quando la stessa Procura chiese l’archiviazione per l’allora convivente della vittima - è proprio la testimonianza della vicina di casa che sostenne di avere sentito gli spari dopo le 18.30. Una certezza, la sua, legata a una serie di coincidenze - tra cui la trasmissione che stava guardando alla tv - e dalla quale l’ufficio investigativo dedicato al caso e dove ha operato in particolare il maggiore Fabio Pasquariello, in stretto coordinamento con il pm Marco Panzeri, è ripartito con rinnovata fiducia.

Le misurazioni, effettuate più e più volte anche con l’assistenza di esperti di balistica, hanno permesso di assegnare all’azione omicidiaria una durata compresa tra un minimo di 45 secondi e un massimo di un minuto e tre secondi. Ma hanno soprattutto convinto i carabinieri che l’arrivo a casa di Paolo Calligaris sia avvenuto prima che la fidanzata fosse uccisa.

Tutt’altra la tesi sostenuta anche sul piano della ricostruzione temporale dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Alessandro Gamberini, Rino Battocletti e Cristina Salon, che, forte dei dubbi sollevati dallo stesso gip, nel decreto di archiviazione di sei anni fa, rispetto alla credibilità dei ricordi della vicina, ha valorizzato piuttosto la testimonianza della titolare di una pizzeria al taglio di Manzano, che riferì di avere a sua volta sentito degli spari, ma non più tardi delle 18.10. Un’evidente incongruenza, che gli inquirenti ritengono di avere superato l’estate scorsa, con le prove fonometriche affidate all’Azienda sanitaria.

Tornati nella pizzeria, gli investigatori hanno simulato l’episodio, incaricando un esperto dotato di pistola a salve di esplodere alcuni colpi in villa e riscontrando l’impossibilità di sentirli a quella distanza, in qualsiasi condizione: con o senza traffico, con la porta del locale aperta o chiusa e con la ventola del forno in azione o non. Uno dei tanti tasselli, questo, di un puzzle che la Procura non intende lasciare che diventi un cold case.

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