Oasi dei “Quadris”, ecco il paradiso delle cicogne

FAGAGNA. C’è molto di più dell’amore per l’ambiente, per le opportunità didattiche, per la scommessa su un patrimonio riscoperto grazie alla felice intuizione di un gruppo locale. Sì, l’Oasi dei Quadris di Fagagna, il più importante “paradiso” per cicogne (e non solo) dopo 24 anni pensa legittimamente in grande. E rispolvera quel “Progetto Fagagna” in grado di offrire un pacchetto di tutto rispetto, un pacchetto turistico che va dall’oasi e passando attraverso il Museo della civiltà contadina, passa attraverso i prodotti doc. Uno su tutti: il “Fagagna”, Montasio d’eccellenza. Il presidente dell’Associazione amici dell’Oasi dei Quadris, Gianni Cinello, annuisce e conferma. Ma andiamo con ordine. Nel 1989 il neonato sodalizio scopre che a Dignano – come racconta Gianni Cinello – una coppia di cicogne ha nidificato su una vecchia ciminiera. Perché no? Già, perché non ospitare alcune cicogne nei “Quadris”, paradiso dimenticato e ora sito sic, di proprietà del Comune? Detto e fatto. Le prime cicogne vengono acquistate in Svizzera e nell’Est Europa. L’obiettivo è creare una colonia stanziale. E poi, chissà...! Dunque: i piccoli delle cicogne nascono a maggio. Ad agosto emigrano in Africa per rimanerci per tre anni, prima di fare ritorno nel luogo natio per riprodursi. Nell’oasi vengono create due maxi voliere dove le cicogne vivono per i primi tre anni. Una volta libere non hanno il bisogno di emigrare in Africa (l’emigrazione è causata dalla fame e non dal freddo) e anzi cominciano a riprodursi con quelle migranti. «Così – spiega Cinello – oggi nell’oasi, la più grande d’Italia, convivono due colonie: la stanziale e la migratrice. Complessivamente, una cinquantina di stanziali e una ventina di migranti». Ma l’oasi ospita anche un’ottantina di Ibis eremita su cui “grava” il Progetto imprinting: il piccolo che nascerà verrà allevato da un umano riconosciuto come genitore. Questo consentirà agli Ibis di abituarsi ai visitatori (10 mila l’anno, di cui duemila gli scolari), che accedono all’oasi soltanto la domenica e dalla primavera all’autunno. Da novembre l’Associazione è un’Onlus. Campa con circa 25 mila euro, di cui la metà garantita dal Comune che - come rimarca Cinello - non solo contribuisce al mantenimento dell’oasi, ma ci crede e ci scommette fermamente. «I nostri obiettivi - insiste - sono il recupero ambientale, la didattica, la reintroduzione di specie che se n’erano andate, il progetto educativo. Il Comune fa tanto, lo sappiamo. Sappiamo che non potrà garantire per sempre anche il sostegno economico, per questo abbiamo deciso di puntare all’autosufficienza, mettendo in rete questa risorse con le altre ricchezze di Fagagna. Come? Beh, ad esempio allargando le visite in tutti i giorni della settimana, ampliando l’offerta già ricca (c’è anche la cosiddetta caccia col binocolo nella zona vergine), offrendo percorsi didattici sempre più ricchi». E anche di questo si confronteranno a Fagagna, in un convegno del prossimo settembre, esperti provenienti anche da Austria, Slovenia, Ungheria, Inghilterra. Un appuntamento che diventerà il trampolino di lancio del futuro dell’oasi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








