Numeri, tempi di risposta e innovazione: quanti sono e come si fanno i tamponi

Il direttore del dipartimento Curcio: analizzati 4.995 campioni. Il monitoraggio va esteso al personale delle case di riposo

UDINE. «Nelle case di riposo il monitoraggio va esteso a tutto il personale sanitario». Lo afferma il direttore del dipartimento di Medicina di laboratorio dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, Francesco Curcio, nell’illustrare l’attività svolta con quasi 5 mila tamponi effettuati, nonostante non sia facile reperire tamponi e reattivi. Nel dipartimento organizzato per piattaforme tecnologiche, si punta sulla virologia diretta dal professor Corrado Pipan.



Quanti tamponi sono stati fatti in regione?

«Posso risponderle per l’Asufc, a lunedì scorso sono state eseguite 4.995 indagini».


Quali sono i tempi di risposta?

«Dall’arrivo dei campioni, in media il risultato è disponibile entro 5 ore, 24 su 24».


Per i tamponi fatti sul territorio i tempi si allungano?

«La tempistica della risposta dipende dalla consegna dei campioni al laboratorio. Una volta arrivati seguono il percorso descritto prima».


Sarebbe preferibile allargare la base dei soggetti per individuare i portatori sani?

«Potrebbe essere una strategia utile a prevenire la diffusione dell’infezione da parte di soggetti non identificati, compatibilmente con le risorse dei laboratori».



Che differenza c’è tra tamponi per tutti e sorveglianza attiva?
«La selezione dei soggetti da sottoporre al tampone sulla base dei contatti avuti con gli ammalati e dell’esposizione».

Nelle case di riposo l’indagine va estesa a tutto il personale sanitario?
«Sicuramente si».

È corretto non mettere in quarantena i medici asintomatici che sono stati in contatto con i contagiati?
«Restano in quarantena solo se risultano positivi per SARS-CoV-2. Fino a quando il test è negativo lavorano con le protezioni».



Quanto costa un tampone?

«Non è tanto importante il costo del singolo tampone (che non e particolarmente rilevante), ma, a fronte di un’organizzazione particolarmente complessa, quello che si può ottenere in termini di salute per la popolazione».


È difficile reperire i materiali utilizzati nei laboratori?

«Certamente. Le aziende, a livello mondiale, faticano a sostenere la produzione sia di tamponi dedicati, sia dei reattivi impiegati per la ricerca del virus. Ad oggi questo risulta essere il principale fattore limitante per l’aumento del numero di tamponi eseguibile. Limite che dovrebbe essere superato vietando alle imprese di cedere all’estero determinati dispositivi bio-medicali e ricorrendo a strategie centralizzate di approvvigionamento sui mercati esteri».

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Nei laboratori il personale è sufficiente o scontiamo i tagli fatti in passato?
«Purtroppo delle sofferenze sono presenti e, nonostante siano state avviate procedure di reclutamento agili, rimane il problema della formazione del personale che, vista la complessità delle indagini, necessita di un tempo adeguato».

A Udine è entrata in funzione la nuova tecnologia che consente di aumentare il numero dei tamponi?
«Ci stiamo lavorando. Anche in questo caso la criticità è rappresentata dalla penuria di reattivi dedicati»

Che differenza c’è tra tampone, test sierologico ed esame anticorpale?
«Il tampone è lo strumento con il quale si raccoglie il materiale (secrezioni delle alte vie respiratorie). Per la ricerca diretta del virus in questo materiale si impiegano test molecolari che, ad oggi, sono gli unici in grado di garantire una diagnostica affidabile. Al momento non risultano disponibili test sierologici (basati sulla ricerca di anticorpi) validati clinicamente e basati su evidenze scientifiche attendibili. Ogni offerta di tali indagini in alternativa ai test molecolari attualmente è una via da evitare nel modo più assoluto».

Un consiglio ai cittadini?
«Rispettate le misure di contenimento che, seppur di difficile accettazione, rimangono indispensabili per limitare la diffusione dell’infezione. Capisco che l’impegno sia anche psicologico, e il sacrificio pesante per molti, ma in questo contesto chiedo ai cittadini la massima collaborazione possibile anche per sostenere gli operatori sanitari impegnati nel contrastare l’emergenza».

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