Nozze gay, stop della Prefettura: commissario in arrivo

UDINE La prefettura di Udine è la prima in Italia ad aver annullato la trascrizione del matrimonio celebrato il 6 febbraio 2010 a Hermanus, in Sudafrica, tra l’udinese Adele Palmeri e Ingrid Owens. La rappresentante del Governo, Provvidenza Delfina Raimondo, ha firmato il decreto con il quale ha disposto l’annullamento della trascrizione dell’unione omosex.
Il sindaco, Furio Honsell, in qualità di Ufficiale di stato civile, deve annotare tempestivamente a fianco della trascrizione gli estremi del decreto. Trattandosi di un atto amministrativo il primo cittadino può presentare, entro 60 giorni, ricorso al Tar o al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per chiedere l’annullamento del decreto. L’eventuale ricorso, però, a meno che il Tar non sospenda a tempo di record l’applicazione del decreto, non impedirà alla prefettura di nominare un commissario ad acta il quale provvederà ad annotare, al posto del sindaco, sul registro dei matrimoni gli estremi del decreto che dispone l’annullamento.
Questa la procedura prevista dal decreto di annullamento d’ufficio della trascrizione dell’unione omosex effettuata lo scorso 30 settembre. Si tratta del primo annullamento d’ufficio disposto da un prefetto in Italia. Anche Bologna sta procedendo in questo senso, ma nella città emiliana il rappresentante del governo non ha ancora firmato il decreto.
Il prefetto di Udine, invece, ha ordinato a Honsell «di dare tempestiva esecuzione al provvedimento procedendo agli adempimenti materiali conseguenti all’annullamento, con l’annotazione, a margine della trascrizione illegittimamente effettuata, del provvedimento prefettizio di annullamento, e dando assicurazione, senza ritardo, dell’avvenuto espletamento di dette operazioni».
Il decreto del prefetto ripercorre tutta la vicenda. Citata la trascrizione dell’unione gay «avvenuta in difformità alle direttive già impartite dal ministero dell’Interno e ribadite con la circolare dal ministro Alfano, ricorda la nota in cui Honsell spiegava di aver proceduto «sulla base di una valutazione giuridica fondata sulla sentenza della Corte di Cassazione del 2012.
Peccato che l’approfondimento giuridico del sindaco non è stato preventivamente sottoposto al vaglio della prefettura che successivamente aveva rivolto formale invito al sindaco di cancellare la trascrizione. Honsell non l’ha fatto e il prefetto ha deciso di procedere in via gerarchica anche perché, ribadisce nel decreto, «il matrimonio contratto all’estero tra soggetti dello stesso sesso non può essere qualificato come matrimonio per l’ordinamento italiano, mancando uno dei requisiti essenziali (la diversità di sesso dei nubendi) e quindi non può produrre effetti giuridici, né è possibile oggetto di trascrizioni».
A conferma di questa tesi, la rappresentante del Governo ha allegato al decreto di cancellazione il decreto del Tribunale di Pesaro che ha per oggetto un caso analogo a quello di Udine. Il tribunale di Pesaro, scrive il prefetto, «ha preso atto del vuoto normativo esistente e ha affermato che spetta solo al Parlamento individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, rilevando che la normativa nazionale non si pone in contrasto con la Carta europea dei diritti dell’uomo, con la Carta di Nizza, con la logica conseguenza che non è possibile alcuna trascrizione non sussistenza un matrimonio per l’ordinamento italiano». Da qui l’urgente necessità di garantire l’uniformità, la coerenza e, quindi, l’unitarietà a livello nazionale dell’esercizio della fondamentale funzione di stato civile».
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