«Norma incostituzionale, penalizza l’intero sistema»
UDINE. «I contributi per il turismo sono una cosa, i soldi ricevuti per l’accoglienza un’altra. Noi abbiamo prestato un servizio all’ente gestore e con quelle entrate rimodernato la struttura. Se sarà applicata, questa norma penalizzerà l’intero sistema».
Enrico Salvadori, il titolare all’albergo “Myriam” di Lignano Sabbiadoro, resta senza parole di fronte all’ipotesi avanzata dal capogruppo leghista in consiglio regionale, Mauro Bordin, di negare i contributi regionali per l’attività turistica alle strutture alberghiere e non che negli ultimi tre anni hanno ricevuto i fondi per l’accoglienza. Dal 2014, Salvadori ospita nel suo albergo i migranti nel periodo invernale. «Se sarà applica, la norma rischia di rivelarsi anticostituzionale, non si rendono conto delle ricadute che porterà in termini occupazionali e sul territorio visto che noi abbiamo investito nella struttura il 70 per cento dell’incasso legato all’accoglienza».
Il tema fa discutere. Non tutti sono convinti che il corrispettivo del contratto stipulato dagli albergatori con gli enti gestori possa essere paragonato a un contributo pubblico anche se, a sua volta, l’ente gestore lo riceve dalla Prefettura. Nell’attesa di chiarire dettagli e sfumature resta lo stupore o lo sdegno di tutti coloro che hanno messo a disposizione le strutture anche per ovviare a un’emergenza più evidente nel capoluogo friulano dove, quattro anni fa, si ammassavano i profughi.
«Grazie a quegli introiti abbiamo investito migliaia di euro per rimettere a posto l’albergo, questo si chiama lavoro non contributo», tuona Salvadori assicurando che la presenza dei migranti a Lignano Sabbiadoro non ha creato alcun problema. Nella località balneare hanno soggiornato laureati e analfabeti, tutti hanno rispettato le regole dettate da Salvadori.
«Chi propone queste leggi non si rende conto delle ricadute che provocherà». Salvadori lo ripete perché è convinto che l’accoglienza negli alberghi sia da prediligere a quella attuata negli appartamenti. Ma a prescindere dalle posizioni pure il referente Anci per lo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, Fabio D’Andrea che, al contrario di Salvadori, promuove l’accoglienza diffusa per piccoli gruppi nelle abitazioni, definisce la proposta di legge Bordin «una proposta del tutto fuori luogo. Uno è libero di ospitare chi vuole».
D’Andrea collega la proposta alla campagna elettorale ancora aperta: «In questo modo – insiste – si intensifica lo scontro, il problema dell’accoglienza esiste e va affrontato iniziando a distinguere il clandestino dal richiedente asilo». E ancora: «Se nei centri per il rimpatrio vengono trasferiti i clandestini nessuno obietta, i richiedenti asilo invece hanno il diritto di essere accolti».
Il problema, sono sempre le parole di D’Andrea, non è certo avere un albergo in più o in meno disposto ad aprire la sue porte per accogliere i richiedenti asilo, il problema è che l’esodo dai paesi in guerra non lo ferma nessuno. Fatte queste premesse, il rappresentante Anci per lo Sprar fa notare che, in questo momento, sono poche le persone ospitate negli alberghi a meno che non si tratti – questo è il caso di Interneppo – di strutture chiuse da tempo.
«A Resiutta, Comune aderente allo Sprar in clausola di salvaguardia, i profughi ospitati in albergo saranno trasferiti altrove». D’Andrea cita anche il caso di Venzone dove, come conferma il sindaco Fabio Di Bernardo, i richiedenti asilo sono ospitati in un albergo chiuso da anno, rimasto invenduto.
«A Venzone – aggiunge il sindaco – i migranti non hanno creato alcun problema». Analogo il giudizio espresso dal consigliere comunale di Tolmezzo, Roberto Trevisan: «Siamo l’unico Comune ad aver realizzato lo Sprar, in totale ospitiamo 16 persone: alcune in un appartamento di proprietà comunale altre in alloggi privati. Qualche problema c’è, ma favorendo il confronto con la popolazione si risolvono».
Lo ribadisce Renato Garibaldi, il gestore della comunità socio educativi per i minori “Bosco di Museis”, secondo il quale il presidente Fedriga «continua a promuovere la politica discriminatoria come se dovesse continuare la campagna elettorale per raccogliere voti». Invece, «bisogna ragionare su un fenomeno che non fermerà né Fedriga né il ministro Salvini». Un fenomeno che tutti o quasi definiscono «malgestito» anche perché non consente ai profughi di lavorare.
Questo è uno dei nodi da sciogliere. «È scandaloso che ci siano migliaia di persone nullafacenti in Friuli e che nessuno faccia niente per utilizzarle in lavori di pubblica utilità. Questo è diseducativo – tuona Garibaldi –, lo conferma il fatto che i ragazzi usciti dai progetti per i minori sono o in Sprar o accolti dalla Caritas e continuano a giocare con i telefonini scatenando la rabbia di chi lavora».
Nell’attesa di veder risolvere anche questo problema visto che il sindaco leghista di Udine, Pietro Fontanini, ha già annunciato che farà lavorare i profughi, i protagonisti dell’accoglienza restano a guardare auspicando di non veder buttare all’aria anni di lavoro sul territorio nel momento in cui «diversi privati continuano a telefonare per mettere a disposizione del sistema di accoglienza gli appartamenti vuoti».
Insomma, la proposta Bordin è destinata a far discutere e ad alimentare altre polemiche su un tema che rischia di diventare ogni giorno più complicato anche a seguito delle prese di posizione internazionale.
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