«Non può essere salito qui, la neve era troppo alta»

I dubbi sulla ricostruzione della vicenda del titolare della locanda “Al Pioniere” «Sono salito quassù più volte dall’8 marzo. Ma non ho mai visto una traccia»

PREONE. «Non può essere arrivato quassù, nella neve alta non c’erano tracce, né accanto alla locanda né altrove».

A dirlo è Leonardo Lupieri, proprietario dal 1967 della locanda “Al pioniere”, luogo che Natale Vadori avrebbe indicato, nella prima ricostruzione dei suoi 26 giorni di odissea nel Val di Preone, quale proprio rifugio. Precisamente, avrebbe trovato riparo sotto un pergolato. La locanda sì ha una tettoia nella parte anteriore. Così come ci sono altre abitazioni nella valle, circa una ventina. Una, in particolare, ha un ampio porticato e si trova a breve distanza dall’imbocco della valle provenendo dall’Arzino e da Pozzis.

Ma d’inverno non ci abita nessuno, lì come in altri edifici: la neve di solito è alta e così era sino a pochi giorni fa. Così, in zona prevale lo scetticismo, sul fatto che Vadori possa essere rimasto all’addiaccio, in quella valle, per quasi un mese.

«Dai giorni in cui è stata data notizia della scomparsa sono venuto alla locanda più volte – riferisce Lupieri –: non ho mai visto nessuno e sulle neve non c’erano tracce. Dalla parte di Preone si poteva accedere, fino a qualche giorno fa, soltanto con gli sci, dall’altro lato soltanto passando attraverso le slavine che bloccano la strada. Ho percorso anche quest’ltimo tragitto, ma dopo le cascate dell’Arzino non c’erano tracce. È impossibile che sia venuto qui».

Fino a pochi giorni fa la neve in valle e nei luoghi vicini era alta sino a oltre un metro. La locanda apre, difatti, quando la neve inizia a sparire. Anche le case nella valle d’inverno risultano pressoché abbandonate. «Effettivamente – viene in mente a Lupieri – la seconda casa della valle, entrando dopo le cascate dell’Arzino, ha un grande pergolato». Potrebbe essere quello, il posto? «Anche lì nessuna traccia – ha aggiunto il proprietario della locanda Al rifugio –. Comunque è improbabile che si sia spinto sino a quel punto».

È dello stesso parere Graziano Menegon, di San Francesco di Vito d’Asio, che venerdì 11, con altre persone, aveva cercato Vadori: «Quel giorno, lungo la strada che costeggia l’Arzino, si sprofondava anche con le racchette. Non sono andato oltre le cascate: c’era troppa neve. Impossibile, poi, resistere in quelle condizioni con un abbigliamento normale».

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