Nel ’54 il primo esodo friulano in Sudafrica

Torviscosa, nel racconto di Ermanno Scrazzolo la partenza del primo scaglione di lavoratori della Snia

TORVISCOSA. Partì il 21 aprile 1954, vale a dire sessant’anni fa, da Torviscosa, il primo scaglione di lavoratori dello stabilimento Snia di Umkomaas, in Sudafrica: fu il primo “esodo” friulano in quelle terre.

A raccontarlo è Ermanno Scrazzolo, presente in quella che si rivelò una data storica dell’emigrazione friulana. «Era la primavera del 1954 - ricorda Scrazzolo - e io avevo 11 anni. Il giorno della partenza del papà per il Sudafrica dove la Snia aveva iniziato la costruzione di una fabbrica di cellulosa, era il 21 aprile, lo accompagnai alla stazione ferroviaria di Cervignano. Ci andammo con la “briscje” di Fiorindo Zof, tirata dal cavallo. A Cervignano il papà si unì ad altri operai arrivati in corriera per lo più da San Giorgio e da Torviscosa formando così quel gruppo di 58 emigranti componenti il primo scaglione, quasi tutti friulani della Bassa. Il gruppo partì in treno per Milano - racconta - e un gran numero di parenti ed amici erano andati a salutarli alla stazione di Cervignano e altri li salutarono mentre il treno passava per Torviscosa e San Giorgio. La stessa sera si ritrovarono a Cesano Maderno per la cena, dove Franco Marinotti, il presidente della Snia, tenne un discorso facendo loro le dovute raccomandazioni per un comportamento esemplare in quanto andavano a rappresentare l’Italia all’estero».

«L’indomani, il gruppo partì da Malpensa con un aereo della South African Airways e dopo cinque scali, a Roma, il Cairo, Khartoum, Nairobi e Johannesburg, e 28 ore di volo, arrivarono a Durban. Di lì - rammenta Scrazzolo - proseguirono in corriera per altri 50 chilometri fino ad Umkomaas, destinazione finale. Partì così il “primo scaglione”».

Nei mesi seguenti furono raggiunti da altre 250 persone, quasi tutti friulani, che andarono in Sud Africa per la costruzione dello stabilimento di cellulosa Saiccor che la Snia fece in una joint venture con l’inglese Courtaulds e l’ente sudafricano Idc. Gli operai e i tecnici che si recarono laggiù avevano un contratto che prevedeva una permanenza di due anni, ma poi fu offerta loro l’opportunità di richiamare le famiglie e di stabilirsi permanentemente.

Molti aderirono alla richiesta e nel paese di Umkomaas, posto in riva all’Oceano Indiano, nei primi anni Sessanta la comunità friulana arrivò a superare le 600 unità. Ora, sessanta anni dopo, la comunità si è ridotta a circa un centinaio di persone, in quanto molti dei primi arrivati sono morti, altri sono ritornati in Italia e i giovani hanno lasciato il paese per andare nelle città di Durban e Johannesburg, ma anche in giro per il mondo, particolarmente in Inghilterra e in Australia.

Francesca Artico

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