Nasce il patto per salvare le bellezze di Palmanova

PALMANOVA. Riscattare Palmanova, recuperare le sue bellezze storiche e culturali, è un impegno. Un impegno che si è fatto concreto ieri al convegno organizzato dal Messaggero Veneto e dal Comune, “Incontriamoci a Palmanova tra 20 anni. Quale sviluppo per la città stellata”. In un teatro Modena gremito, con persone in attesa nel foyer e in coda all’ingresso, ogni protagonista ha assunto un pezzetto di responsabilità per dare rilancio a Palmanova. Prima di tutto la Regione, con l’assessore alla Cultura Gianni Torrenti, che sta lavorando con il ministero per stanziare risorse. Ma anche il Messaggero Veneto perché il direttore, Tommaso Cerno, ha garantito attenzione, attenzione e ancora attenzione alla città, fino a quando, ha sottolineato, non si vedranno segni concreti del rilancio. E poi il critico e storico dell’arte Vittorio Sgarbi, pronto a dare il suo contributo per Palmanova in un progetto a lungo termine, quel progetto di ampio respiro che ritiene indispensabile Simonetta Minguzzi, coordinatrice del corso di laurea in scienze e tecniche del turismo culturale all’università di Udine. Il sindaco della città stellata, Francesco Martines, non nasconde affatto la soddisfazione per un’iniziativa che come mai prima accende i riflettori su Palmanova.
La città stellata ha un enorme patrimonio, ma non solo. Ha le idee, come ha detto Martines, per darsi una nuova identità puntando sui servizi, pubblici e privati, e sul turismo culturale. Mancano le risorse. Ecco l’impegno di Torrenti. «Dal nostro insediamento, poco più di un anno e mezzo fa – ha spiegato l’assessore – abbiamo rimesso la fortezza al centro degli interessi, ripulendola e così abbiamo un po’ alla volta scoperto ciò che serviva per la città. Ma in questo caso più che ognuno faccia la propria parte serve che tutti facciano tutto, è necessaria una consapevolezza collettiva. Per questo siamo subito andati a parlare con il ministro, Dario Franceschini, perché è importante che Palmanova venga riconosciuta come un problema collettivo e quindi un bene per il Paese. Non sarebbe giusto – ha aggiunto Torrenti – che solo la Regione intervenisse. Noi, certo, siamo pronti a essere co-finanziatori, ma è indispensabile fare le cose assieme». Sul lavoro comune hanno insistito anche Cerno e Sgarbi. Il direttore del Messaggero Veneto ha ricordato la filosofia dell’iniziativa. «Palmanova non è solo dei suoi cittadini, è di tutti e di tutta Italia. I sassi che cadono sono il segno dell’abbandono di questo luogo meraviglioso che ha protetto e ora ha bisogno di essere protetto, con l’aiuto di ognuno di noi, gridando più alto che si può. La nostra voce – ha affermato Cerno – si è alzata altissima, ha scatenato la ricerca di collaborazione del sindaco e ha portato qui Sgarbi, a parlarci di bellezza e del perché questo Paese costruisce idiozie usando i nostri soldi. Siamo qui contro l’indifferenza e l’anestesia. Ognuno di noi si assumerà un pezzo di responsabilità per compiere questo percorso assieme». Un cammino nel quale, ne è convinta Minguzzi, serve un progetto di lungo termine e idee forti. «Non c’è futuro se non c’è conservazione del bene culturale – ha spiegato la docente dell’ateneo friulano –, perché un popolo senza memoria non ha futuro e un popolo che non sa conservare tutto il suo patrimonio di cultura non può avere un futuro. Per questo quando un Governo taglia i finanziamenti alla Cultura tutti noi dovremmo insorgere, perché significa tagliare un pezzo di futuro».
Dopo quasi due ore di dibattito e confronto sono stati Cerno e Sgarbi a strappare applausi, protagonisti di uno sketch tra il serio e il faceto. Utilizzando l’ironia in un progetto che veda Palmanova diventare città “gay friendly”, Cerno ha strappato l’impegno del critico d’arte. «Ho te come un figlio – ha detto Sgarbi a Cerno – e so che mi terrai sveglio il ricordo di Palmanova e di ciò che si deve fare per la città, dove tornerò e alla quale sono disponibile a dare il mio contributo». Salvare Palmanova è dunque una promessa.
annabuttazzoni
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