Nadia: mio papà? Non gli trovo difetti

«A mio papà non trovo difetti». Nadia ha vent’anni, abita a Spilimbergo, studia all’università di Trieste (primo anno del corso di laurea servizio sociale) ed è di una bellezza disarmante. Si coccola con lo sguardo quel genitore che è lì, accanto a lei. Insieme ci hanno messo la faccia sui manifesti anti omofobia e sono stati felici di farlo. Lui, Stefano Miorini, 44 anni, fa l’infermiere al pronto soccorso dell’ospedale di San Daniele e precisa subito una cosa: «lo slogan del nostro poster recita “mio papà è gay... e non sa piegare i calzini, come tutti i papà”. Ma io, in realtà, i calzini so piegarli benissimo». Battute e sorrisi, ma quella di Stefano è una storia come tante. «Prima dell’accettazione della mia omosessualità - dice -, frequentavo le ragazze. Nacque mia figlia e mi sono sposato, io e la mia ex moglie costruimmo una famiglia assolutamente normale. Fare il padre per me è sempre stato naturalissimo, non ho mai avuto ansie particolari. Con Nadia ci vediamo spesso, ci confrontiamo, parliamo di tutto». «Mio padre è sempre stato presente nella mia vita - conferma la ragazza -. Mi ha cresciuta quotidianamente, abbiamo un bel rapporto. Ai tempi delle medie, da adolescente quando fece outing, mi chiusi un po’ in me stessa, temevo il giudizio delle amiche. Ma è stato un periodo che non ha lasciato tracce. So che mio padre con me è stato sempre sincero e questo mi basta».
Gli altri due protagonisti dei manifesti sono Yvette e suo figlio Davide. «Lui non c’è oggi perchè lavora - racconta Yvette Corincigh di Venzone, padre udinese e mamma inglese, metà della vita trascorsa in Inghilterra, vicino Londra - ma mi ha sostenuta con forza in questa avventura». La signora, che fa l’insegnante d’inglese in una scuola superiore di Gemona, tre anni fa si era prestata per la campagna scandalo del bacio tra donne, con una partner che non era la sua compagna di vita. «Adesso invece sono con mio figlio - spiega - e forse stavolta sento ancora più mia l’iniziativa. A Davide avevo già detto dell’idea di posare per le foto, credo sia un messaggio positivo molto importante. Ci vuole coraggio, all’inizio, poi però si vive meglio. Io ero sposata, a mio figlio ho rivelato che sono lesbica 8 anni fa, quando lui aveva 15 anni. All’epoca mi confidò: “mamma, sarà un po’ dura, perchè la gente a volte è stupida, ma io sarò sempre al tuo fianco”. Lui è un ragazzo meraviglioso, ha una bellissima fidanzata, suona la chitarra e ha tanti sogni».
Yvette racconta anche delle differenze che ci sono tra Italia e Inghilterra sull’atteggiamento nei confronti dei gay. «C’è tantissima differenza tra i due Paesi - dice con rammarico -. So di molti ragazzi friulani che hanno lasciato il Friuli perchè non potevano esprimere liberamente i loro sentimenti. Negli ultimi anni qualche passo avanti lo abbiamo fatto, prima c’era una cappa di silenzio, adesso almeno possiamo confrontarci, questo è già positivo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








