Mostra sui fratelli Degano, campioni delle due ruote

Attimis: in vista del Giro d’Italia si terrà una rassegna dedicata ad Alberto e Angelo, ciclisti negli anni Trenta

ATTIMIS. Alberto e Angelo Degano portarono in alto i colori di Attimis, nel ciclismo, a cavallo tra gli anni Trenta e Cinquanta del secolo scorso.

A loro, in vista del passaggio del Giro d’Italia, Attimis dedicherà una mostra che, dalle prime pedalate fino ai traguardi più prestigiosi, ripercorrerà la vita, le sfide, le gioie e le vittorie di questi suoi campioni.

Sabato 30 aprile, alle 18, in via Roma 6, si inaugura quindi l’esposizione “Pedalando nella leggenda: i fratelli Degano”. Alle 18.30, a villa d’Attimis Strassoldo, si terrà poi l’incontro “Pagine di gloria del Ciclismo Friulano”, col presidente del comitato di tappa, Enzo Cainero, Marco Pastonesi, Renato Bulfon, Carlo Delfino, Alessandro Amadio, Edoardo Naccari, Virginio Pizzali e il giornalista Antonio Simeoli.

Alle 20.30, “Terra e gusto”, una degustazione di prodotti tipici offerta dalle pro loco. L’esposizione sarà visitabile poi, nello spazio espositivo di via Roma 6, il sabato e la domenica, fino al 29 maggio, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.

Alberto, classe 1915, iniziò a correre in bici in giovane età, con predilezione per le gare di montagna. Lo tesserò la Sandanielese guidata da Mario Iob.

«Fare il ciclista allora voleva dire sacrificio – raccontano - Le risorse non erano sufficienti per la quotidianità e tanto meno per praticare uno sport che comunque richiedeva anche la necessaria attrezzatura».

La maggior parte delle vittorie e i migliori piazzamenti, Alberto li ottenne nelle gare di montagna, fino alla conquista del campionato friulano assoluto e del titolo di Campione Triveneto.

Angelo, classe 1919, seguendo le orme del fratello Alberto, cominciò anch’esso la sua avventura ciclistica nell’Uc Sandanielese, dove, tra i dilettanti, colse importanti vittorie come il trionfo alla “Bassano - Monte Grappa” del 1938 (vinta quattro anni prima da Bartali), e il doppio successo alla “Schio - Monte Pasubio”.

Raccolse poi altri allori in diverse gare del panorama regionale. Si presentò al via del Giro d’Italia 1946 come professionista, coi colori della Wilier Triestina, agli ordini del Ds Zandonà e del capitano Cottur.

Purtroppo un problema fisico lo fermò nel corso della tappa Roma – Perugia, e, mentre rientrava in Friuli, un’auto lo investì in bici nei pressi di Udine. La rovinosa caduta mise fine alla sua promettente carriera.

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