Morto sul lavoro, folla a Trieste e a San Giorgio per il doppio funerale di Tommaso: «Ti piaceva scalare, sei arrivato prima di noi»

Il 27enne Andreuzza, deceduto in seguito a una caduta mentre si trovava in un cantiere sul tetto di un capannone alla Fincantieri di Monfalcone, ora riposa in cimitero accanto al nonno, di cui portava il nome

Francesca Artico
Un sorridente Tommaso Enzo Andreuzza e un momento dei suoi funerali
Un sorridente Tommaso Enzo Andreuzza e un momento dei suoi funerali

 

È tornato a casa. Tommaso Enzo Andreuzza ora riposa accanto al nonno, di cui portava il nome. Erano in tantissimi, soprattutto giovani, quelli che venerdì 20 marzo si sono presentati in Duomo a San Giorgio di Nogaro per dare l’ultimo saluto a Tommaso Enzo, il 27enne deceduto il 25 febbraio scorso a seguito di un infortunio sul lavoro nei cantieri navali di Monfalcone, dove stava eseguendo un intervento di manutenzione su un tetto.

Il corteo funebre è arrivato in anticipo, da Trieste dove a mezzogiorno, nella chiesa di San Giovanni, si era tenuta la prima cerimonia funebre: la bara bianca coperta di fiori bianchi e rossi ha fatto il suo ingresso in Duomo attorniata dalla famiglia, quella famiglia che tanto lo ha amato. Fuori dalla chiesa la cassettina in cui lasciare le offerte “al posto dei fiori”, per portare avanti, a suo nome, quel progetto legato al reparto di Emato-oncologia pediatrica del Burlo Garofolo di Trieste, dove Tommaso Enzo andava a portare doni e sorrisi, calandosi dal tetto con le funi, travestito da Babbo Natale.

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Tommaso Andreuzza al lavoro e mentre si cala con le funi vestito da Babbo Natale

A officiare c’era don Alberto Santi, coetaneo di Tommaso Enzo, che con voce rotta dalla commozione ha affermato che non sarebbe voluto essere lì in quel frangente: «Hai la mia età e come me hai condiviso sogni e speranze e anche l’idea di un mondo un pochino migliore», ha detto.

Don Alberto ha ricordato il ragazzone buono, il giovane che andava a lavorare felice perché amava quello che faceva, la persona sensibile verso i più piccoli, il Tommaso al quale «avrei voluto essere presentato dalla nonna Ivana e al quale stringere la mano».

Il sacerdote ha ribadito di non essere in grado di dare una risposta a quanto accaduto: «L’unica parola è il Vangelo: la vicinanza con Dio», ha affermato, rimarcando come ancora una volta nella famiglia Andreuzza si sia potuta compiere la vita, riferendosi anche al nonno Enzo morto a soli 38 anni. E poi rivolgendosi ai tanti giovani, suoi coetanei, don Santi li ha invitati a non disperdere quanto “seminato” da Tommaso Enzo, di «portare avanti i sogni e le speranze che erano sue».

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Tommaso Enzo Andreuzza durante una seduta di addestramento

Quei giovani, dallo sguardo ancora attonito e incredulo, hanno ascoltato in religioso silenzio, quasi timorosi di dire qualcosa che potesse rovinare quell’invito. Ci sono stati diversi abbracci e anche lacrime tra i colleghi di lavoro e tra gli amici, a sottolineare quanto il giovane Tommy fosse amato. La zia Dayana (nata dopo la morte del padre Enzo) chiedendosi più volte perché «la famiglia Andreuzza» venga così colpita, ha ricordato «quello che è stato il primo nipote», di quando lo abbracciava «e gli arrivavo appena al petto», delle tante cose belle che Tommaso Enzo ha fatto della sua vita intensa, concludendo: «Tommy appena arrivi mandami un messaggio», che era il modo usuale con cui si salutavano. Un grande e commosso applauso ha chiuso il funerale.

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Tommaso Andreuzza sul tetto della chiesa di San Spiridione (foto tratta dai profili social di Inquota)

Poche ore prima, come detto, centinaia di persone avevano preso parte alle esequie del ventisettenne triestino. La cerimonia, officiata da don Alessandro Amodeo, è stata celebrata nella chiesa di San Giovanni di piazzale Gioberti a Trieste.

Il fuinerale di Andreuzza
Il fuinerale di Andreuzza

In prima fila, tra i banchi, i genitori del ragazzo e i famigliari più stretti. Presenti anche molti amici, i colleghi della ditta InQuota di cui il ventisettenne era dipendente e numerosi operai e tecnici di altre società edili che conoscevano Tommaso. «Il dolore ci devasta, il dolore è immenso, ci toglie il respiro- così don Alessandro Amodeo - e non ci sono parole facili. Ma nulla di ciò che Tommaso ha vissuto nell'amore va perduto.
Il fatto che sia morto mentre lavorava ci interpella. Perché il lavoro fa parte della nostra dignità ed è servire gli altri. È proprio lì, mentre lavorava, si è compiuto l'incontro definitivo di Tommaso con il Signore. Dio ci attende nei gesti di ogni giorno, anche nei contesti più duri, ma l'amore è più forte della morte. Dobbiamo credere che ora Tommaso vive nella pace - ha concluso il sacerdote - avvolto dalla luce della Resurrezione di Dio. Il frutto di Tommaso è il bene che ci ha lasciato nei suoi legami, nei cuori di chi lo ha conosciuto. Tommaso, a te piaceva scalare, ci sei arrivato prima di noi. Ci rivediamo in Paradiso».

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