Morto in montagna, il commosso addio dei colleghi a Stefano Brusadin: «Ha compiuto la sua missione»

Folla in duomo a Porcia, Don Daniele Fort: «Era nel suo luogo preferito quando Dio l’ha chiamato a sé». Gli amici del Cai: «Animati dal suo esempio»

Bruno Oliveti
I colleghi della scuola di escursionismo accompagnano la bara di Stefano Brusadin © Foto Petrussi / Marco Brisotto
I colleghi della scuola di escursionismo accompagnano la bara di Stefano Brusadin © Foto Petrussi / Marco Brisotto

Non erano abbastanza gli ampi spazi del duomo di San Giorgio, a Porcia, per contenere il dolore di quanti si sono ritrovati, all’improvviso, senza un importante punto di riferimento. Questo era Stefano Brusadin, l’alpinista purliliese del Cai di Sacile morto una settimana fa durante un’escursione in val Silisia, sopra Poffabro. Amici, parenti e amanti come lui della montagna gli hanno tributato mercoledì 25 marzo l’ultimo saluto.

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La chiesa affollata

Sull’altare, i gonfaloni del Club Alpino italiano e quello di Ascom Confcommercio, di cui la moglie di Stefano, Silvia Gallai, è vice direttrice a Pordenone. Presenti numerosi esponenti dell’associazione e tanta, tantissima gente – nella chiesa affollata e anche all’esterno, sul sagrato – che di lui aveva grande stima per la sua riconosciuta generosità, per la simpatia e il suo essere persona taciturna ma attenta e sempre pronta ad aiutare il prossimo.

A celebrare la messa il parroco purliliese don Daniele Fort, coadiuvato da don Jonathan Marcuzzo, parroco di Fiume Veneto, che con il Gruppo montagna ha condiviso diverse esperienza assieme alla Scuola di escursionismo “Lorenzo Frisone”, di cui Brusadin faceva orgogliosamente parte.

La missione compiuta di Stefano

«Viene a tutti noi da chiedersi – ha esordito don Daniele nell’omelia – perché una persona che viveva così in simbiosi con la montagna, ha trovato la morte proprio in un luogo così stupendo, che amava tanto. Proprio lui che insegnava la prudenza nell’affrontare le escursioni. Il Signore l’ha chiamato a sé nel suo luogo preferito, può essere questa una risposta. Non c’è nulla di bello nella morte, ma bisogna guardare al cielo, salire sul monte, percorrere i sentieri, sentire il destino di quella fatica. Il nostro destino è il paradiso. Dentro questo dolore c’è una letizia, la certezza di essere sul sentiero giusto, perché ce lo dicono i segnali, come quando camminiamo in montagna. Questi segnali sono la fede che aveva Stefano, la sua dedizione, la sua capacità di insegnare, la vostra presenza oggi e la vostra amicizia. Lui ha compiuto il suo percorso e la sua missione».

Anche i familiari di Brusadin hanno ringraziato dal pulpito le numerose persone che hanno partecipato alla funzione.

Il cordoglio della scuola “Lorenzo Frisone”

La Scuola di escursionismo “Lorenzo Frisone” era presente con numerosi addetti al funerale e ha accompagnato la bara all’ingresso e all’uscita dalla chiesa.

Così ha voluto esprimere il suo profondo cordoglio: «Stefano è stato una figura centrale della scuola: accompagnatore di escursionismo competente e appassionato, ha indossato la giacca rossa del Cai con dedizione e senso di responsabilità. Animato dal desiderio di condividere la montagna come luogo di crescita e consapevolezza, aveva intrapreso con determinazione un impegnativo percorso formativo. Negli ultimi anni era diventato fondamentale anche per la sua intensa attività didattica e divulgativa. Emblematico, in tal senso, l’incontro con gli studenti di un istituto superiore di Pordenone, sul tema della sicurezza in montagna, pochi giorni prima dell’incidente. Noi, amici e colleghi della scuola di escursionismo, lo ricordiamo come una autentico, equilibrato e profondamente generoso. La sua competenza, la disponibilità costante e la capacità di entrare in sintonia con gli altri hanno lasciato un segno profondo in chi ha condiviso con lui il cammino umano e associativo. La sua assenza si fa sentire – hanno concluso –, resta l’onore di aver percorso insieme un tratto di sentiero. In ciascuno di noi rimarrà qualcosa di Stefano: il suo esempio, la sua passione e quello spirito discreto e concreto che continuerà ad accompagnarci».

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