Morì sul lavoro a 30 anni a Mariano: imprenditore patteggia, condannato a 19 mesi. L’ira della famiglia
I familiari di Nicholas Nanut hanno accolto la decisione con rabbia, manifestata anche in aula. «È imbarazzante, Non sconterà un giorno di carcere. È questo il messaggio che vogliamo dare ai giovani che vanno a lavorare rischiando di perdere la vita?»

Un anno e sette mesi di reclusione, con pena sospesa, e 16.000 euro di ammenda per l’imprenditore Claudio Arosio, 120.000 euro di sanzione per la Aps Arosio Extrusion. Il gup del Tribunale di Gorizia, Marco Mucelli, ha applicato la pena concordata tra accusati e Procura per la morte di Nicholas Nanut, l’operaio di Cormons morto nello stabilimento di Mariano nella notte tra il 22 e il 23 maggio 2023. Il trentenne era addetto alla linea di estrusione. Secondo l’accusa, l’accesso all’impianto in funzione era possibile grazie a un selettore a chiave che escludeva i dispositivi di sicurezza.
La famiglia ha accolto la decisione con rabbia, manifestata anche in aula. «È imbarazzante», così uno dei nipoti al termine dell’udienza, a nome dei congiunti costituiti parte civile. «Non sconterà un giorno di carcere. È questo il messaggio che vogliamo dare ai giovani che vanno a lavorare rischiando di perdere la vita? Ogni giorno si sente di uomini, donne e ragazzi che muoiono sul lavoro».
Con esiti simili, «gli imprenditori sono incentivati a non spendere per la sicurezza». E ha aggiunto: «Non ci hanno scritto nemmeno una lettera di scuse». I familiari, assistiti dagli avvocati Daniele Compagnone e Alfonso Davide D’Angelo, proseguiranno in sede civile: con il patteggiamento, il giudice non si pronuncia sul risarcimento.
L’avvocato Maurizio Conti, che ha difeso Arosio, ha parlato di una «decisione sofferta. Abbiamo scelto la strada migliore, anche per chiudere un capitolo difficile per il nostro cliente». Carlo Serbelloni, che ha rappresentato la società, si è unito alle considerazioni del collega. —
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