Morì nel disastro di Marcinelle: identificati grazie al Dna i resti di Pietro Basso

Settant’anni fa la tragedia in miniera in Belgio, l’uomo era emigrato da Bannia. La discendente: «Aver individuato il corpo dello zio ha chiuso un cerchio rimasto in sospeso da tanto tempo»

Marco Gallini
Pietro Basso, il primo sotto a sinistra
Pietro Basso, il primo sotto a sinistra

A 70 anni dalla tragedia di Marcinelle i resti di Pietro Basso, emigrato da Bannia e morto l’8 agosto del 1956 nella miniera belga, sono stati finalmente identificati grazie al Dna dei suoi discendenti. I campioni di materiale genetico sono stati forniti dalle nipoti Maria Grazia Basso e Maria Carmen Basso.

La notizia ha suscitato commozione non solo fra i familiari ma anche a Fiume Veneto. «Sono stati restituiti un nome e una storia a un nostro concittadino», sottolinea il sindaco Jessica Canton.

Pietro Basso era arrivato in Belgio nel secondo dopoguerra e aveva iniziato a lavorare nella miniera del Bois du Cazier il 28 maggio 1948. Viveva nei fabbricati a uso abitativo del complesso minerario, in rue de la Bruyère 151 a Marcinelle. Prestava servizio come idraulico in miniera, raggiungendo la profondità di 835 metri.

L’8 agosto 1956 rimase coinvolto nel terribile incendio scoppiato dentro alla miniera, una delle più gravi tragedie del lavoro e dell’emigrazione italiana. Il disastro provocò la morte di 262 persone, tra cui 136 italiani. Il corpo di Pietro Basso venne recuperato quasi un mese dopo, il 3 settembre 1956 e, non essendo stato possibile identificarlo, fu sepolto come ignoto il 6 settembre nel cimitero di Marcinelle.

Le moderne analisi genetiche e i campioni forniti dalle nipoti hanno ora consentito di verificare l’identità dei resti e di poter attribuire definitivamente un nome alla sepoltura.

«Sono molto stupita di come la scienza, attraverso il Dna ricavato da uno spazzolino da denti, sia riuscita a individuare e confermare i resti di nostro zio Pietro», dichiara Maria Grazia Basso, esprimendo la propria emozione per un risultato raggiunto a così grande distanza di tempo dalla tragedia.

«Aver individuato il corpo dello zio ha chiuso un cerchio che era rimasto in sospeso da tanto tempo», aggiunge Maria Carmen Basso, «L’unico grande rammarico è che nessuno dei fratelli di Pietro sia ancora in vita per poter ricevere questa notizia».

Pietro era infatti il più giovane di quattro fratelli. Le nipoti non avevano potuto conoscerlo personalmente, ma nella famiglia era rimasto vivo il ricordo del dolore provocato dalla sua scomparsa e dell’incertezza legata alla mancata identificazione.

«Accogliamo questa notizia con profonda commozione», dichiara il sindaco Canton. «Dopo settant’anni, Pietro Basso può finalmente riposare con il proprio nome. La sua vicenda appartiene alla storia della sua famiglia, ma anche alla memoria di Bannia, di Fiume Veneto e delle tante comunità friulane che hanno conosciuto il dolore dell’emigrazione e i sacrifici affrontati dai propri lavoratori all’estero».

L’amministrazione comunale di Fiume Veneto, in occasione delle cerimonie commemorative per il 70º anniversario in programma sabato in Belgio consegnerà alla comunità di Marcinelle una targa in memoria della tragedia.

«Il riconoscimento di Pietro Basso rappresenta un atto di giustizia, dignità e umanità», conclude la prima cittadina di Fiume Veneto, «Come comunità abbiamo il dovere di custodirne la memoria e di trasmettere alle nuove generazioni la storia di chi partì dalla nostra terra alla ricerca di un futuro migliore, pagando il prezzo più alto».

 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto