Morto a 61 anni Paolo De Rocco architetto tra i più innovativi
SAN VITO. È morto l’architetto sanvitese Paolo De Rocco, noto per la professionalità e per la passione verso gli aspetti ambientali, paesaggistici e culturali del territorio. È stato colto da arresto cardiaco ieri mattina, all’età di 61 anni: lascia la moglie, Maria Costanza Del Fabro, e un fratello.
Nato nel 1950, era figlio di uno degli artisti di maggiore rilievo di San Vito, Federico De Rocco, pittore e amico di Pier Paolo Pasolini. La madre Luisa era insegnante alla scuola media Tommaseo. Con la moglie Costanza ancora lavorava nello studio di via Roma, aperto dopo anni di attività a Udine. Impossibile riassumere in poche righe la mole delle sue ricerche e dei suoi progetti nel campo dell’architettura del paesaggio e non soltanto, alcuni dei quali pioneristici. Per esempio nel settore dell’accessibilità per le persone disabili: con la moglie, nel 1976, in occasione del terremoto che colpì il Friuli, compì il primo studio italiano contro le barriere architettoniche e nel 1979 assieme curarono il primo volume edito in Italia sul tema. Fecero emergere una nuova sensibilità verso i disabili: da allora non si contano le esperienze su questo campo, sino al premio regionale Solidarietà 2006.
Il curriculum di De Rocco in materia di architettura del paesaggio è sterminato. Insegnò a più riprese all’università di Udine e fu invitato a conferenze, corsi e seminari in varie parti d’Italia, in qualità di esperto ai massimi livelli. È stato autore di diverse pubblicazioni. Nella mole dei progetti rilevanti che riguardano il Sanvitese (lavorò per un periodo anche su palazzo Altan), un posto particolare nel suo cuore l’ha riservato alla riqualificazione paesaggistica e ambientale del Cimitero degli Ebrei e del Bosco della Mandiferro, a San Vito, ambito che gestiva con l’associazione di cui era ai vertici (e dove avrebbe desiderato fossero sparse le sue ceneri). Si occupò della ricostruzione paesaggistica di luoghi nieviani (Fontana di Venchiaredo) e pasoliniani (Versutta e tomba di Pasolini).
«Era una di quelle persone – lo ricorda la moglie – che precorrono i tempi su tante cose, per le quali non veniva capito subito e ci rimaneva male». Aggiunge l’amica Claudia Susanna: «Aveva un carattere non facile, ma era una persona generosa, sensibile, altruista, pura. Non scendeva a compromessi, tanto che ciò a volte gli attirò fraintendimenti e ostacoli. Mai superficiale, è stato sensibile verso l’arte, l’ambiente, la cultura e la scuola». Il sindaco, Antonio Di Bisceglie, ricorda quando promossero assieme il primo cineforum sanvitese: «Un grande uomo di cultura che univa alla sua sensibilità la passione civile. Per certi versi è stato antesignano di tendenze innovative». Tra quanti ieri hanno espresso cordoglio c’è anche la Compagnia delle rose. Le esequie saranno celebrate domani, alle 15.30, in duomo a San Vito.
Andrea Sartori
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