Morìa di api, perquisiti un’ottantina di campi di mais

UDINE. Sono complessivamente un’ottantina le perquisizioni che la Forestale ha eseguito tra giovedì e ieri in altrettante aziende agricole della provincia, su disposizione della Procura di Udine,...
UDINE. Sono complessivamente un’ottantina le perquisizioni che la Forestale ha eseguito tra giovedì e ieri in altrettante aziende agricole della provincia, su disposizione della Procura di Udine, alla ricerca di piante e sementi di mais conciate con sostanze neonicotinoidi, l’insetticida neurotossico ritenuto responsabile della morìa di api che da tempo sta spopolando gli alveari del Friuli.

L’inchiesta coordinata dal pm Viviana Del Tedesco ipotizza il reato del disastro ambientale, nella sua nuova formulazione - «alterazione dell’equilibrio di un ecosistema» - introdotta dalla riforma del 2015 in materia di delitti contro l’ambiente. Sul registro degli indagati sono stati iscritti i nomi dei proprietari e dei conduttori di molti dei campi visitati (a Pavia di Udine, Reana del Rojale, Fagagna, Tricesimo, Travesio, Treppo Grande, Terzo d’Aquileia, Basiliano, Campoformido) e dai quali sono stati prelevati campioni che saranno analizzati in laboratorio nella forma dell’accertamento tecnico non ripetibile (e, quindi, con facoltà per gli indagati di nominare propri consulenti).

Avviate da oltre un anno, le indagini erano approdate già a una prima tornata di perquisizioni in meno di una decina di aziende. Questa volta, l’attività puntava non soltanto a individuare piante di mais e sementi contenenti i principi attivi “imidacloprid” e “clothianidin”, ma anche i relativi recipienti, le attrezzature usate per la concia e documentazione relativa alla compravendita delle sementi e dei fitofarmaci. I neonicotinoidi sono una sostanza vietata in questo periodo dell’anno, proprio alla luce degli effetti dannosi riscontrati da studi scientifici pubblicati a partire dal 2013.

Le api, attratte sulle piante per la raccolta del polline, sono colpite nei centri neurologici, perdendo l’orientamento e non trovando più la strada dell’alveare. Il sospetto, quindi, è un nesso causale tra la loro diminuizione e l’utilizzo dell’insetticida.

«Dobbiamo approfondire gli eventuali effetti sulla catena alimentare», ha detto il procuratore Antonio De Nicolo, soffermandosi in particolare sull’estrema novità della figura di reato ipotizzata, contestata per ora nella forma dolosa. Intanto, dell’indagine e della relativa mappatura dei campi perquisiti sarà data comunicazione al procuratore generale, a Trieste, per eventuali correlazioni con altre indagini simili.
(l.d.f.)

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