Monsignor Romanin «Colto e intelligente brillava già a 14 anni»

Una vita e tanti ricordi insieme. Monsignor Giuseppe Romanin, rettore della chiesa del Cristo e già parrocco a San Marco, col vescovo Nonis ha praticamente trascorso una vita.
«Andavamo a scuola insieme già dalla prima teologia – ricorda –. Eravamo in 14 e lui già si distingueva. Fu ordinato nel 1950, tra i primi a Fossalta, dal vescovo De Zanche, che di lui ha sempre avuto enorme tanta stima. Fu lui a volere che andasse prima all’Università di Padova e poi alla Cattolica di Milano. All’epoca il professor De Carli non ci faceva studiare con testi e lui, in quarta teologia, già prendeva appunti in stenografia. Già allora si percepivano le sue enormi capacità. Fece gli studi e divenne insegnante in seminario contemporaneamente al percorso a Padova e alla Cattolica. Ma era Pordenone, per lui, il riferimento costante. Quando fui cappellano, dal 1953, alla chiesa del Cristo, lui veniva il sabato e la domenica ad aiutare monsignor Peressutti e poi monsignor De Carlo. La Chiesa del Cristo è sempre stata un po’ la sua chiesa, come cappellano e poi in Duomo. L’ultima volta l’ho visto un mese fa. Abbiamo parlato dei lavori, degli affreschi, della ristrutturazione. Magri era il suo pupillo come bravura e qualità nelle ricerche su restauro e arte. Nonis era molto appassionato d’arte, era uno studioso degli scavi di Concordia, dove fu consacrato vescovo. A Pordenone, davanti al santuario delle Grazie, c’è ancora la casa di famiglia, anche se lui, quando veniva il sabato e la domenica, dimorava in seminario. Rimasti soli nipoti e la cognata dopo la morte del fratello in un incidente stradale. Anche una volta nominato vescovo a Vicenza, rimase legato a Pordenone. In duomo celebrava tre messe, quella del sabato alle 18, quella della domenica alle 12.15 e quella serale delle 18. E prima di messa si metteva in confessionale. Fu lui ad accogliermi, quando nel 1984 tornai in duomo come parroco. Mi chiamava ancora il suo “datore di lavoro”, riferendosi al periodo della chiesa del Cristo. Divenuto presule a Vicenza, nel 1988, vi fu in Duomo il problema della sua sostituzione, risolto con monsignor Renato De Zan. Anche se come stile De Zan è più un filologo, mentre Nonis era più fluente. La sua aggettivazione brillava, nelle omelie».
«Poco prima di diventare vescovo – prosegue monsignor Romanin – Nonis volle anche vivere un’esperienza da parroco. Lo fece in una parrocchia da 54 anime (alle Torrate di Chions, ndr). Una volta mi disse: “Senti, quando ti capita qualche bambino da battezzare, mandamelo così che almeno io possa studiare la cerimonia”. Così, quando fu fatto vescovo e lasciò la parrocchia, la vignettista Marina Pitter lo raffigurò vestito da buon pastore, in partenza con la pecorella sulle spalle e due pecore davanti, con un monito ai parrocchiani: “E voi, ve lo comando, crescete e moltiplicatevi”». «A Natale e Pasqua, fino al 2012, aveva continuato a celebrare la messa delle 18, sempre molto partecipata. E’ stato il prete più colto e intelligente, a parer mio, della diocesi di Pordenone».
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