Monoclonali e un nuovo antivirale Appello di Tascini: venite a curarvi

All’ospedale di Udine due farmaci sono in grado di evitare una parte consistente di ricoveri Il primario: «Le persone ci contattino, bisogna agire entro pochi giorni dall’infezione» 
Mattia Pertoldi
Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse 22 Aprile 2021 Roma (Italia) Cronaca : Somministrazione della cura anti Covid 19 con anticorpi Monoclonali al Covid Hospital San Giuseppe di Albano curata dall’equipe dell’ospedale dei Castelli , uno dei 13 centri dove è stata avviata la sperimentazione a livello nazionale Nella foto : preparazione della cura Photo Cecilia Fabiano/ LaPresse April 22 , 2021 Roma (Italy) News : Provision of care of the anti Covid 19 treatment with Monoclonal antibodies managed by the team of the Castelli hospital at Covid Hospital San Giuseppe in Albano , one of the 13 centers where the national experimentation was started In The Pic : health worker preparing the cure
Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse 22 Aprile 2021 Roma (Italia) Cronaca : Somministrazione della cura anti Covid 19 con anticorpi Monoclonali al Covid Hospital San Giuseppe di Albano curata dall’equipe dell’ospedale dei Castelli , uno dei 13 centri dove è stata avviata la sperimentazione a livello nazionale Nella foto : preparazione della cura Photo Cecilia Fabiano/ LaPresse April 22 , 2021 Roma (Italy) News : Provision of care of the anti Covid 19 treatment with Monoclonal antibodies managed by the team of the Castelli hospital at Covid Hospital San Giuseppe in Albano , one of the 13 centers where the national experimentation was started In The Pic : health worker preparing the cure

le cure per il covid



Esistono due farmaci, uno con regolare protocollo Aifa in vigore da mesi e un altro in via sperimentale ma che potrebbe dare ottimi risultati, potenzialmente in grado di evitare una fetta consistente di ricoveri all’ospedale di Udine, ma che non vengono sfruttati al pieno delle loro potenzialità. Perchè, in estrema sintesi, spesso la popolazione non ne è sufficientemente edotta. Ed è per questo motivo che Carlo Tascini, direttore della clinica di Malattie Infettive del Santa Maria della Misericordia, si appella ai cittadini e ai medici di medicina di generale. «Chiedete informazioni in caso di contagio – è la sua posizione – visto come in alcuni casi, se viene preso in tempo, il paziente a rischio di ospedalizzazione può davvero essere curato a casa».

gli anticorpi monoclonali

La prima tipologia di farmaci utilizzata a Udine è quella – ormai nota – degli anticorpi monoclonali che non hanno ancora ricevuto l’approvazione dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) anche se in Italia sono stati autorizzati in via temporanea con decreto del ministero della Salute lo scorso 6 febbraio. In particolare, come si legge sul portale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), è arrivato il via libera per il monoclonale bamlanivimab (il cui utilizzo in monoterapia non è attualmente consentito), per l’associazione di anticorpi bamlanivimab-etesevimab, prodotti dall’azienda Eli Lilly e per quella casirivimab-imdevimab realizzata da Regeneron/Roche oltre che per il sotrovimab della ditta Gsk. Questi monoclonali – da somministrarsi endovena – sono oggetto di costante monitoraggio da parte di Aifa e stanno fornendo risultati più che soddisfacenti tanto che, recentemente, il loro impiego è stato esteso, con autorizzazione dell’Agenzia, anche nei pazienti ricoverati, mentre prima erano riservati soltanto alle cure domiciliari. Per poter accedere a questo tipo di farmaco, ricordano dalla clinica di Malattie infettive, bisogna rientrare nelle cosiddette categorie a rischio (come pazienti obesi, con il diabete, affetti da patologie tumorale...) e per ogni delucidazione in materia ci si può rivolgere al proprio medico di base. Non ci sono limiti di età, ma l’importante è agire entro il decimo giorno dal contagio altrimenti il farmaco risulta inefficace.

l’antivirale MOLNUPIRAVIR

Un discorso leggermente diverso, invece, riguarda il Molnupiravir, cioè un antivirale che si assume per via orale e che è in corso di sperimentazione in tutto il mondo. I primi a segnalare i possibili buoni risultati del Molnupiravir, prodotto dall’azienda Merck in collaborazione con Ridgeback Biotherapeutics, sono stati i ricercatori dell’università della North Carolina, negli Stati Uniti, secondo i quali il farmaco rappresenta un antivirale orale con azione diretta altamente efficace a diminuire la contagiosità del Covid e i livelli virali dell’Rna. Le due aziende hanno recentemente avviato su scala globale la terza fase – con il consueto mix di farmaco vero e proprio e di placebo – che potrebbe essere in grado di rivoluzionare davvero la lotta al Covid considerato come, in caso di successo della sperimentazione, in molti casi basterebbe ingerire una pasticca, agli esordi del contagio, per inibire il virus. Una fase, la terza, che è arrivata anche a Udine e nella clinica guidata da Tascini dove si possono rivolgere i cittadini del Friuli Venezia Giulia. A differenza dei monoclonali, tuttavia, per partecipare alla sperimentazione – del tutto sicura – non bisogna essere vaccinati e, oltre a essere un paziente a rischio, si deve avere un’età superiore ai 60anni intervenendo, inoltre, entro cinque giorni dal contagio. «Ma al momento non siamo riusciti ad arruolare nemmeno un paziente» chiosa Tascini. —

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