Mobilitazione per salvare i capolavori friulani messi all’asta da Unicredit

Anche i dipinti di Carneo e Carlevarijs tra gli oggetti inseriti nel piano di vendita. Le opere erano state acquisite dalla Banca del Friuli. L'appello: «Tratteniamoli a Udine»

UDINE. Il Gruppo Unicredit vende la sua collezione d’arte: un patrimonio di oltre 60 mila oggetti tra reperti archeologici e quadri delle diverse epoche, realizzati da autori come Canaletto, Tintoretto, Warhol, Sironi e Guttuso, solo per citarne alcuni. E non mancano gli artisti che hanno legato il proprio nome al Friuli. Due, in particolare, quelli presenti nella Unicredit Art Collection: Antonio Carneo e Luca Carlevarijs.

E proprio per “salvare” le loro opere sta sorgendo un movimento spontaneo con l’obiettivo di far tornare in mani friulane i quadri diventati proprietà del colosso bancario dopo il tramonto di realtà come la Banca del Friuli e la Banca Popolare di Vicenza.

La prima a uscire allo scoperto, portando alla luce la vicenda, è stata l’ex direttrice dei Civici musei di Udine, oggi conservatrice del museo civico di Pordenone, Isabella Reale, che su Facebook ha lanciato un appello: «Furlans! Fatevi sotto, ci sono i Carneo di Caiselli e un bel Carlevarijs pagato con i nostri soldi!». Questo il messaggio apparso a commento della notizia della vendita della Unicredit Art Collection.

«L’Unicredit, mettendo in vendita la sia collezione d’arte – scrive ancora Reale sui social – disperde e aliena anche alcuni capolavori dell’arte friulana che avevamo “comprato” con i nostri risparmi attraverso la Banca del Friuli: un dipinto di Luca Carlevarijs e una serie di capolavori di Antonio Carneo, tutti provenienti da palazzo Caiselli, poi nelle collezioni di Alessandro del Torso, quindi acquisiti nel 1974 dalla Banca del Friuli. Chi ci sta per una colletta?».

Questa la “chiamata” di Isabella Reale, convinta che «Udine dovrebbe farsi avanti per depositare queste opere nei musei della città». Per quanto riguarda Carneo, sono tre i dipinti in possesso di Unicredit, dal titolo “Seduzione”, “Vecchia con conocchia e spighe” e “Aracne tesse la tela”. Un appello raccolto a piene mani dall’assessore alla Cultura del Comune di Udine, Fabrizio Cigolot.

«Di Carlevarijs e di Carneo ci sono pezzi di grande rilievo conservati in Castello e quindi credo che, per rispetto alle loro origini, oltre che per quella che fu la volontà dei vecchi proprietari di questi dipinti, dovrebbero diventare patrimonio della città». L’assessore ricorda come nel momento in cui queste opere d’arte passarono nelle mani della Banca del Friuli, l’obiettivo fosse proprio quello di mantenerle in città, facendole diventare beni a disposizione di tutti.

«Udine ha una grande tradizione di mecenatismo, in passato ma anche al giorno d’oggi, come dimostrano i recenti esempi di Attilio Maseri con palazzo Palladio e del gruppo Danieli con il restauro del Castello e dei manufatti di piazza Libertà. Mi auguro – chiude Fabrizio Cigolot – che si possano unire le forze anche per riportare stabilmente a Udine anche i quadri della collezione Unicredit: per quanto di nostra competenza, come amministrazione comunale, faremo tutto il possibile per riuscirci».

Le buone intenzioni ci sono tutte, ora servirà un contatto con i vertici di Unicredit e soprattutto reperire le risorse necessarie per l’acquisto dei quadri. Il gruppo bancario è deciso a mettere all’asta le sue 60 mila opere, distribuite tra le sedi dell’istituto in Italia, Austria e Germania (il ricavato potrebbe sfiorare, secondo alcune stime, i 50 milioni di euro) per finanziare il Social Impact Banking, cioè iniziative in grado di avere un impatto sociale sul territorio in cui si realizzano, estendendolo in dieci Paesi europei.

Il periodo scelto per la vendita va tra l’estate e l’autunno 2019, con i collezionisti privati che hanno già iniziato a sondare il terreno a caccia dei pezzi più ambiti. Proprio per evitare speculazioni da parte di qualche appassionato, c’è l’intenzione di far rientrare in città le opere di chi, tra il 1600 e il 1700, ha portato il nome del Friuli in mezza Europa, lasciando il segno soprattutto nel nord Italia. Non è escluso che Unicredit accetti di fare un “regalo” alla città, donando ai musei le opere di Carlevarijs e di Carneo.

A lasciare qualche spiraglio, a questo proposito, è stato l’amministratore delegato del gruppo, Jean Pierre Mustier: «Avvieremo un graduale processo di vendita delle nostre collezioni d’arte per sostenere il Social Impact Banking, donando alcune opere ai musei locali e investendo su giovani artisti». Farsi avanti non costa nulla.

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