Militari e medici neolaureati al fianco dei tracciatori, così la Regione potenzia la squadra

In 150 hanno risposto alla chiamata della Protezione civile, 30 già regolarizzati Riccardi: «Stiamo cercando di utilizzarne altri». Migliaia di telefonate al giorno

UDINE. Oltre un centinaio di laureati in Medicina e chirurgia si sono resi disponibile ad affiancare i tracciatori dei dipartimenti di prevenzione del Friuli Venezia Giulia. Un esercito di 150 giovani medici, nell’attesa di iniziare a frequentare le scuole di specializzazione, hanno risposto all’avviso pubblicato dalla Protezione civile nazionale per garantire l’operatività del sistema di ricerca e gestione dei contatti dei casi di Covid-19 meglio noto come contact tracing. I 30 assegnati dalla Protezione civile al Friuli Venezia Giulia sono stati quasi tutti regolarizzati dalle Aziende sanitarie, altri potrebbero arrivare a breve. «Stiamo cercando di andare oltre quel numero» conferma il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi. La Regione sta cercando di andare oltre accollandosi i costi e garantire qualche aiuto in più ai Dipartimenti di prevenzione ormai in affanno.



Ai tracciatori delle persone entrate in contatto con i positivi al Sars-Cov2 daranno una mano anche i medici e gli infermieri militari. A Udine due hanno già preso servizio, nei prossimi giorni ne arriveranno altri in tutta la regione. Oltre ai 30 giovani camici bianchi, la Protezione civile ha assegnato alla nostra regionae anche 10 amministrativi. Le Aziende sanitarie stanno contattando e regolarizzando con la stipula dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa della durata massina fino al 31 gennaio 2021, prorogabile fino alla fine dell’emergenza. Gli altri nominativi restano a disposizione. La Regione, attraverso le Aziende sanitarie, può utilizzarli sostenendo direttamente la spesa. La protezione civile, come detto, rimborsa il costo dei 30 sanitari e dei 10 amministrativi assegnati.


La protezione civile, a livello nazionale, ha individuato 1.500 sanitari. Ovvero medici abilitati non specializzati, infermieri, assistenti sanitari, tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, anche in pensione, in possesso dei relativi titoli abilitativi e regolarmente iscritti agli ordini professionali o albi professionali, nonchè studenti iscritti al terzo anno dei corsi di laurea triennali delle professioni sanitarie in regola con i crediti formativi universitari previsti dal relativo piano di studi. A questi ha aggiunto 500 amministrativi di età tra i 18 e i 30 anni, in possesso di diploma di scuola secondaria di secondo grado e di patente europea Ecdl.



Agli operatori incaricati viene riconosciuto un compenso orario pari a 30 euro lordi ai medici, 26 euro lordi agli infermieri, assistenti sanitari, tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, 15 euro lordi agli studenti e gli addetti alle attività amministrative, comprensivi degli oneri fiscali, assicurativi, previdenziali e di ogni altro onere eventualmente previsto a carico dell’incaricato e del datore di lavoro. La prestazione lavorativa è di 35 ore settimanali per i medici, gli infermieri, gli assistenti sanitari, i tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro e gli addetti alle attività amministrative e di 20 ore settimanali per gli studenti.

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Nei dipartimenti di prevenzione c’è un gran bisogno di personale. Se si pensa che ogni contagiato, mediamente, ha avuto una decina di contatti il conto è presto fatto: a fronte di 300 contagi al giorno (nelle ultime settimane il dato è ricorrente anche in Friuli Venezia Giulia) i tracciatori devono fare almeno 3 mila telefonate. E il sistema va in affanno.


 

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