Migranti cattolici in festa «Qui non ci sono divisioni»

Una domenica fatta di colori, di canti, di spirito di appartenenza, di sorrisi. È quella andata in scena ieri, nel Duomo di Udine, in occasione della sesta Festa diocesana dei migranti cattolici, con centinaia di stranieri che hanno riempito la chiesa per la celebrazione dell’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato. Nel primo banco, insieme alla famiglia, con indosso la fascia tricolore, c’era anche il sindaco Pietro Fontanini.
«Sono molto vicino alle persone che hanno una cultura cristiana come la nostra, anche se arrivano da Paesi molto lontani – ha detto Fontanini –. I valori di base sono gli stessi, e per questo, per loro è più facile integrarsi. Penso, ad esempio, al rispetto per la donna o all’educazione, elementi che chi ha una cultura cristiana concepisce in maniera più profonda rispetto a chi professa altre religioni». Una presenza, quella straniera cristiana, di cui si parla poco in città. «Eppure sono una comunità forte e viva – ha concluso Fontanini – tante persone in rappresentanza di molti Paesi, in numero decisamente più alto rispetto a quelli provenienti dal mondo islamico».
Persone che ieri hanno affollato la cattedrale con i loro vestiti sgargianti, con le loro bandiere e con i loro canti. Anche se, rispetto agli anni passati, il numero dei partecipanti è stato inferiore. A spiegare il perché è Luigi Papais, dell’ufficio migrantes dell’arcidiocesi di Udine. «Sono circa 6 mila i cattolici stranieri presenti in diocesi, a cui si sommano altri 6 mila cristiani non cattolici – ha detto –. Otto le comunità più numerose: ghanese, nigeriana, polacca, ivoriana, ucraina, rumena ed etiope. Il calo è dovuto a diverse ragioni: i rumeni oggi sono tornati nel loro Paese per la visita di papa Francesco, e una corriera è partita anche da Udine. Poi ci sono molte badanti ucraine che stanno facendo ritorno a casa. Infine, negli ultimi mesi, circa 200 stranieri diventati cittadini italiani hanno scelto di trasferirsi all’estero, e prevalentemente in Inghilterra».
Per questo la comunità cristiana della diocesi di Udine è leggermente diminuita, restando però ancora piuttosto consistente. «Celebriamo una giornata di unione grazie alla chiesa cattolica – ha affermato monsignor Mazzocato –. Le differenze di razza e di lingua che tante volte diventano motivo di divisioni, qui non lo sono. Non importa da dove proveniamo, ciò che importa – ha concluso l’arcivescovo di Udine – è riuscire a essere testimoni del Vangelo in famiglia e nella società».
Al termine della celebrazione in Duomo, si è svolta la tradizionale processione scandita da canti e musica fino ai locali della Fondazione Renati, in via Tomadini, dove monsignor Mazzocato ha offerto il pranzo a tutti i partecipanti, «come segno di vicinanza della diocesi agli immigrati cattolici che così bene si sono integrati nella comunità», ha ricordato Papais.
A impreziosire la giornata c’è stato l’intervento di Andrzej Ziombra, testimone oculare del miracolo eucaristico di Legnica, in Polonia, avvenuto nel 2013. Il giorno di Natale, il sacerdote ha posto un’ostia che era caduta a terra in un bicchier d’acqua. Dopo un po’ di tempo, l’ostia ha iniziato a diventare rossa, come se stesse sanguinando. Don Andrzej ha quindi avvertito il vescovo, che ha chiesto un’analisi, in primo luogo micologica. I risultati hanno portato gli scienziati a concludere che non si trattava di muffa, ma di un pezzo di carne umana, e in particolare di un pezzo di un cuore in agonia. —
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