Meloni e Metsola non saranno al Vajont. Atteso Mattarella con alcuni ministri

Delusione del sindaco Carrara per l’assenza della Premier: contavamo molto di averla con noi. Le varie cerimonie prevedono tappe a Erto, Casso e Longarone i paesi colpiti dalla tragedia del 1963

Fabiano Filippin

ERTO E CASSO. L’ufficialità è arrivata lunedì sera con una telefonata in municipio a Erto e Casso da parte della segreteria personale: il premier Giorgia Meloni non presenzierà alle cerimonie indette per lunedì 9 ottobre nei luoghi del Vajont.

In quell’occasione sarà il Capo dello Stato Sergio Mattarella a commemorare il sessantesimo anniversario della tragedia che sconvolse i paesi a cavallo tra Veneto e Friuli.

Per settimane la partecipazione di Meloni è stata oggetto di conferme e smentite. Poco dopo l’annuncio da parte del sindaco Fernando Carrara.

«Mi hanno chiamato dallo staff di Palazzo Chigi per segnalarmi il dispiacere della presidente del Consiglio – ha raccontato al proposito Carrara che è anche presidente del Parco naturale delle Dolomiti friulane –. Purtroppo le congiunture attuali non le permettono di essere presente alle funzioni. In ogni caso mi è stato garantito che il nostro invito verrà tenuto in grande considerazione per un secondo momento.

È stata anche assicurata una rappresentanza del Governo alla giornata del 9 ottobre». «Chiaramente contavamo molto di averla in prima fila ma comprendiamo la complessità della sua agenda istituzionale», ha concluso il primo cittadino che nei mesi scorsi aveva inoltrato alla Meloni un’accorata lettera.

L’istanza che partiva da Erto e Casso era stata perorata a Roma anche dal segretario regionale friulano di Fratelli d’Italia, il deputato Walter Rizzetto.

Niente da fare nemmeno per il presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola la cui assenza è ormai assodata. In questo caso però il forfait assume un peso politico ben diverso visto che l’arrivo di Metsola veniva letto come un omaggio al suo predecessore David Sassoli, mancato poco prima di una trasferta ufficiale nelle realtà disastrate.

Il 9 ottobre il presidente della Repubblica sarà quindi accompagnato a Erto e Casso e a Longarone da uno o più ministri e da numerosi parlamentari del territorio, in primo luogo il senatore leghista Marco Dreosto che fino all’ultimo ha fatto da mediatore con Bruxelles.

È quasi scontato che durante le celebrazioni non mancherà il sollecito a Mattarella da parte delle comunità e delle amministrazioni perché i faldoni del processo del Vajont restino all’archivio di Stato di Belluno e non vengano invece trasferiti a quello dell’Aquila.

Da qualche mese si ventila infatti l’ipotesi di quello che viene ritenuto un autentico “scippo” dopo anni di conservazione e valorizzazione dei dossier penali nel capoluogo veneto.

Appare però difficile una presa di posizione del Capo dello Stato, figura super partes, su una questione territorialmente così delicata. Cosa che invece sarebbe rientrata di diritto tra i poteri istituzionali del premier Meloni.

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