«Sanità e agevolazioni»: a Meduna cresce la voglia di Friuli

Il sondaggio tra i cittadini sull’addio al Veneto: prevalgono i favorevoli, ma non tutti sono per il passaggio nella regione confinante. Ecco le ragioni degli uni e degli altri

Alessia Celotto
Il mercato a Meduna di Livenza
Il mercato a Meduna di Livenza

Nel piccolo comune di Meduna di Livenza torna al centro il dibattito sul possibile passaggio dal Veneto alla vicina regione del Friuli-Venezia Giulia. Tra i tanti residenti prevale il sì: sanità più efficiente, agevolazioni fiscali e maggiori opportunità economiche sono le motivazioni principali che spingono i cittadini a guardare verso la regione confinante.

Molti abitanti hanno raccontato di sentirsi più legati al Friuli che al Veneto, sia per la vicinanza geografica sia per i rapporti quotidiani che intrattengono con i comuni limitrofi del Pordenonese.

Sanità e benefici

«Per prendere un appuntamento o fare una visita ci ho messo un giorno, senza riuscirci, mentre in Friuli sembrano esserci maggiori benefici soprattutto sul tema della sanità», ha raccontato Giuseppina Flumian, «Io spero che questo succeda. È da tanti anni che dobbiamo passare in Friuli, anche se penso che non sia una cosa facile da realizzare». Della stessa opinione anche Lorena Guerra: «Secondo me ci sono molte più agevolazioni in Friuli. Noi come comune, in fondo, abbiamo sempre sperato di passare di là e io ne sarei molto felice. Credo che potrebbe essere un’opportunità importante soprattutto per le famiglie e per chi lavora, anche perché ci sentiamo già molto legati al territorio friulano».

C’è chi evidenzia come il paese sia molto diviso sul tema. «Sarebbe bello anche se, secondo noi, non succederà. Ci piacerebbe, però c’è troppo campanilismo. Viviamo in un punto dove non siamo né in Veneto né in Friuli, siamo l’ultimo cantone di Treviso. In passato ci sono stati tanti promotori del referendum», hanno raccontato Adriano e Mario, ricordando come anche un precedente referendum non abbia portato al risultato sperato.

Il referendum

A Meduna di Livenza, nel 2008, era già stato tentato un referendum consultivo per il distacco del comune dalla regione Veneto e la sua aggregazione al Friuli-Venezia Giulia. Al tempo era in carica il sindaco Vincenzo Berri, ma la consultazione non raggiunse l’esito sperato: andarono a votare il 42,1% degli elettori e non fu pertanto raggiunto il quorum previsto del 50% più uno degli aventi diritto necessario per la validità del referendum.

Favorevoli anche diversi commercianti situati nel centro del paese. «Sarebbe una bella opportunità. È la seconda volta che si prova a passare. Non penso che ci saranno cambiamenti particolarmente rilevanti e non ho idea nemmeno di quali possano essere le agevolazioni per le attività commerciali e che cosa cambia concretamente. Personalmente, a livello regionale, non mi cambierebbe molto, però noi siamo nettamente più vicini al Friuli: Pasiano di Pordenone dista circa un chilometro e nella zona industriale di Meduna, da una parte della strada sei in Veneto e dall’altra sei già in Friuli», ha sottolineato Fabio Panontin.

Un’altra commerciante aggiunge: «Non abbiamo ancora un riscontro concreto per quanto riguarda le agevolazioni, ma so che il Friuli è molto più elastico e sarebbe bello un passaggio. Qui molte persone guardano già verso il Friuli per servizi e lavoro, quindi credo che per il paese potrebbe rappresentare una possibilità di crescita e di cambiamento positivo». Emerge anche una riflessione sul concetto stesso di confine. «I confini sono una barriera architettonica, non dovrebbero esistere. Per me sarebbe una cosa da superare, abitando a un chilometro di distanza, perché dobbiamo avere delle differenze? Io vorrei che i confini non ci fossero più e sarei contento di passare in Friuli», afferma Renzo Panontin, abitante di Meduna, pensionato dopo una vita dedita al lavoro. «Gli unici confini del mondo sono i mari e le montagne. Noi siamo assolutamente favorevoli», hanno aggiunto altri due residenti.

I contrari

Alcuni cittadini, tuttavia, hanno manifestato la loro volontà di non spostarsi e di rimanere in Veneto. «Ho notato differenze soprattutto sulla sanità, ma io sto bene anche in Veneto e voglio rimanerci», ha raccontato un residente, ricordando come il progetto sia in discussione da anni senza mai essere giunto a un compimento. «Sono da 25 anni qua e sono felice. Il paese è piccolo, a misura d’uomo, abbiamo tutto e non sento la necessità di cambiare. Mi trovo bene così com’è e credo che, al di là della regione di appartenenza, quello che conta davvero sia mantenere i servizi e la tranquillità che caratterizzano il paese».

 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto