Medici senza Frontiere: «Alzare muri non serve»

Il presidente Loris De Filippi al Visionario parla del dramma dei profughi L’appello a Serracchiani: chieda ufficialmente lo stop ai bombardamenti in Siria
Di Simonetta D’este
Udine 25 Febbraio 2016. Incontro con Medici senza Frontiere al Visionario. Foto Petrussi
Udine 25 Febbraio 2016. Incontro con Medici senza Frontiere al Visionario. Foto Petrussi

Un nuovo modo di approcciare l’emergenza, anche a livello politico. Lo chiede l’udinese Loris De Filippi, presidente di Medici senza Frontiere Italia. L’obiettivo è quello di far cessare i bombardanti sugli ospedali siriani e di riuscire a far fronte nella maniera giusta alle migrazioni di massa. E secondo il medico friulano, che da vent’anni raggiunge ogni angolo del mondo per aiutare persone in difficoltà, si può fare molto anche da qui.

Giovedì sera, assieme ad alcuni collaboratori, ha partecipato a un incontro al cinema Visionario di Udine. «La percezione che c’è qui in Friuli del problema migrazione è paradossale – ha spiegato De Filippi –. L’impressione di moltissime persone è di assistere a un grandissimo assedio, costante e quotidiano. In realtà, considerando i 60 milioni di persone che si stanno muovendo nel mondo, quelli arrivati nei nostri territori sono davvero la punta dell’iceberg, una parte quasi irrisoria. Basta pensare, per esempio, al Libano: un Paese di 5 milioni di abitanti che ospita un milione profughi».

«La scorsa estate leggevo sui quotidiani articoli in cui si poneva l’accento proprio sul concetto di pressione migratoria sulla città. Ma in città non c’erano più di 400 persone, tra afghani e pakistani. Quello che mi ha lasciato di stucco è che non si è riusciti a trovare spazi adeguati per accoglierli. Sono arrivato una notte in stazione e vedere 70-80 persone nei sottopassi dei treni mi ha fatto pensare».

Secondo De Filippi cambiare approccio si può: «Dobbiamo cambiare mentalità e renderci conto che siamo di fronte a un fenomeno planetario destinato, per i prossimi 20 o 30 anni, ad attraversare il nostro Paese e a cambiare le nostre vite. I muri che si stanno erigendo servono a poco, perché la disperazione va al di là dei muri. Non fermi la disperazione, perché trova il modo di passare. In Siria oltre un milione 600 mila persone vive in una situazione inimmaginabile, muore di fame, in una realtà che non è destinata a migliorare. Se non cambiamo atteggiamento e mentalità non so dove arriveremo».

«Il Friuli può fare la propria parte – ha aggiunto –, ma dobbiamo smettere di brontolare e renderci conto che tutti insieme possiamo dare una mano. Le esperienze di accoglienza diffusa sono ancora troppo poche e le amministrazioni pubbliche pensano che la soluzione dello “scarica barile” sia la più giusta. Serve un disegno regionale di accoglienza molto più ampio. Il Friuli è la mia terra, io sono di Udine. Ho fiducia nella mia gente, in quella che ha vissuto il terremoto. Il mio appello è quello di dare una risposta adeguata all’accoglienza e di far cessare i bombardamenti sugli ospedali. Una cosa inaccettabile. Mi rivolgo in questo caso alla presidente della Regione, Debora Serracchiani, che potrebbe lanciare un messaggio forte chiedendo pubblicamente la fine dei bombardamenti sugli ospedali della Siria. Credo che un appello fatto da lei, che è una figura vicina a quella del premier Renzi, potrebbe avere un valore aggiunto».

Alla serata dedicata a Medici senza Frontiere hanno partecipato portando la propria esperienza anche tre dei trenta operatori friulani che partecipano o hanno partecipato alle missioni in mare e a terra dell’organizzazione. Si tratta dell’anestesista udinese Chiara Pravisani, della psicologa manzanese Elisa Birri, e del logista pordenonese Daniele Zambon.

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