Maxischermo in piazza e bar del centro gremiti: a Pordenone una notte tinta di passione azzurra

PORDENONE. No, non poteva essere un brutto Shaw. Non dopo due minuti. Non con la passione che trasudava da piazza XX Settembre e dai locali del centro, occasionale periferia di Wembley.

La “reunion” dei tifosi, nel cuore di Pordenone, si è conclusa come meglio non si poteva. Il ritorno del “Po po po po po po po”, clacson, gimcane, festa fino a notte fonda.

Le maglie azzurre, le parrucche in tinta, i drappi tricolori sono sciamati via esultanti e in dribbling tra auto e moto impazzite di fronte al teatro Verdi.

È andata. È andata come volevamo, come l’avevamo sognata. Perfino meglio, in rimonta, a casa loro. Col rigore di una lezione ai maestri del gioco.

Pordenone, esplode la gioia dei tifosi dopo la vittoria sull'Inghilterra

Del resto c’erano il gruppo, la mentalità, l’entusiasmo. Dopo 54 minuti c’era anche Bryan Cristante, il figlio di Casarsa venuto al mondo a San Vito, a portare un pizzico della nostra terra a Wembley nella serata più importante.

E poi il gol Bonucci, l’ugola che si sfoga, il ruggito della piazza e dei bar, le urla dalle finestre delle case a rianimare le strade deserte. L’occasione di Berardi, il piacere di crederci, l’infortunio di Chiesa, i supplementari e l’estasi dal dischetto.

Sì, perché c’erano anche e soprattutto i tifosi, a Pordenone. Code ordinate ai tre varchi in piazza, distanziamento (perlopiù) rispettato, cartellino rosso solo alla voce “mascherine”. Il caldo, la percezione diffusa (e purtroppo non ancora giustificata) che la pandemia sia alle spalle, la voglia di vedersi in faccia e commentare insieme la partita hanno prevalso sulla prudenza.

Le forze dell’ordine, presenti in massa con uomini e mezzi, hanno attuato una vigilanza discreta, senza rovinare una festa che tutti ricorderemo.

Intorno al maxischermo, per fermarci ai dintorni della piazza, locali pieni ovunque, a testimonianza che non poteva esserci, di fatto, concorrenza, visto il gran numero di tifosi da soddisfare.

Al “Bar Posta” pubblico assiepato (anche troppo) oltre le transenne, al “Pn bar” di viale Cossetti affluenza degna di una curva, e così via per tutti gli altri locali in cui i titolari hanno deciso di far vedere la partita.

E hanno avuto ragione, perché ieri sera non c’è stata solo la voglia di diventare campioni, ma di farlo soffrendo tutti insieme, dopo mesi di lockdown, rinunce e privazioni. In fondo, la vittoria più importante. —

© RIPROD

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