Maxi-frode fiscale: il pm chiede 2 anni per Agrusti e altri tre

Requisitoria nel processo sul crac di Onda Communication. L’avvocato del presidente di Unindustria: «Solo un teorema»

PORDENONE. Quattro condanne a 2 anni di reclusione e tre assoluzioni. Ecco le richieste del pm Monica Carraturo al termine della sua requisitoria nell’udienza di ieri del processo per frode fiscale a carico del presidente di Unindustria Pordenone ed ex parlamentare Dc, Michelangelo Agrusti, casarsese, e di altri sei tra dirigenti e dipendenti della fallita Onda Communication spa: era una società di telefonia e comunicazioni con sede a Roveredo in Piano, poi divenuta Telecomunicazioni industriali spa in liquidazione e infine fallita il 19 novembre 2013.

Assieme ad Agrusti, presidente del cda della spa che ha firmato la dichiarazione Iva del 2010, sono imputati Giuseppe D’Anna, triestino, consigliere e poi delegato, Sergio Vicari, di Cittaducale, socio e amministratore di fatto, poi consigliere e delegato, Giorgio Costacurta, pordenonese, consigliere, poi socio e amministratore di fatto, Renato Tomasini, triestino, direttore commerciale e poi generale, Giuseppe Zacchigna, monfalconese, impiegato dell’ufficio vendite, e Paola Piva, di Fiume Veneto, impiegata all’ufficio acquisti e logistica.

Chiesti 2 anni (con sospensione condizionale e confisca) per Agrusti, D’Anna, Tomasini e Zacchigna, difesi rispettivamente dagli avvocati Bruno Malattia, Nicola Bardino, Maurizio Consoli e Caterina Belletti. Chiesta l’assoluzione per Costacurta, Vicari e Piva, difesi dagli avvocati Francesco Santini e Pierluigi Tornago.

Presentata dal pm una memoria di una cinquantina di pagine. Secondo la ricostruzione accusatoria è emersa una “frode carosello”. L’attenzione era focalizzata sugli anni 2010 e 2011. L’accusa ha parlato di fatture per operazioni ritenute «oggettivamente inesistenti».

Fatture per cessioni di beni e realizzazione di servizi emesse da altre quattro srl. Sempre secondo la ricostruzione accusatoria, erano stati inseriti elementi passivi fittizi nelle dichiarazioni presentate ai fini dell’Iva: 9 milioni 523 mila euro di imponibile, corrispondente a un milione 904 mila euro di Iva nel 2010, 2 milioni e 827 mila euro di imponibile per Iva indebitamente dedotta pari a 565 mila euro nel 2011.

L’Agenzia delle entrate è parte civile con l’avvocato Lorenzo Capaldo che, oltre a sollecitare la condanna anche al risarcimento del danno (patrimoniale e non patrimoniale) da liquidarsi in separata sede, ha indicato in 250 mila euro la provvisionale complessiva a carico di tutti gli imputati, da ripartire secondo le varie posizioni.

Ore le difese daranno battaglia in vista della sentenza. La prossima udienza, per le arringhe, è fissata per l’1 dicembre. Poi, quella successiva si terrà il 26 gennaio per le eventuali repliche e la sentenza che sarà pronunciata dal giudice monocratico Eugenio Pergola.

«Pur dovendomi complimentare con il pm, dottoressa Carraturo, per la sua attenta requisitoria – ha commentato l’avvocato Malattia –, rilevo che nel processo non sono emersi elementi per dimostrare la responsabilità di Agrusti, rimasto sempre estraneo alle operazioni contestate, a meno che, per colpire un bersaglio ambito, non si voglia far ricorso al teorema del “non poteva non sapere”. Ci si troverebbe così di fronte ad un simulacro della giustizia».

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