Maria al voto da settant’anni: una vita parallela alla Repubblica - Videointervista

Ha 92 anni e vive a Martignacco: dal 2 giugno 1946 si è sempre recata alle urne. «Sono andata la prima volta con la paura di sbagliare, non sapevo come fare»

La storia di Maria è la storia della Repubblica. È la storia di un 2 giugno lasciato alle spalle in modo diverso, semplicemente perché Maria è una di quelle donne che ha fatto un’impresa.

Già, perché la croce sulla Repubblica (nel senso di scelta) l’ha messa molto più lei di tanti rappresentanti delle istituzioni e ora vanta un record che ha pochi «tentativi di imitazione». Maria ha 92 anni, gli occhi azzurri e guizzanti, una mente lucida e veloce. Maria è una delle tante donne qualunque che in quel 2 giugno 1946 è andata a votare per la prima volta buttando giù due cose: il Re Maggiolino e il pregiudizio contro il voto alle donne.

La storia di nonna Maria, alle urne da 70 anni

Maria si chiama Zanini di cognome, vive a Ceresetto di Martignacco, ha sulle spalle una vita da operaia e nella sua azienda agricola, ha 4 figli e 9 nipoti che la contornano. Ha ancora la forza per dirigere il traffico di casa, chiamare tutti al desco e frequentare l’orto per tirar su pomodori e insalata, zucchine e carote. Il record? Ha votato per 70 anni, sempre, a cominciare dal 2 giugno 1946.

«Ricordo quel momento – racconta Maria sotto il portico della sua casa colonica – e ricordo che sentivo grande entusiasmo. La guerra era appena finita e c’era voglia di rimboccarsi le maniche. Quello era un voto che cambiava le cose ed era libero, segreto.

Non come quelli precedenti che avevano le schede con il nome già scritto sopra. Si andava a votare ed eri osservato, sapevano poi se non avevi votato... quello che dovevi votare». Parla semplice e secco, ma regala emozione. Sa bene di parlare del confine tra dittatura e libertà. È andata a votare «con la paura di sbagliare, perché non si sapeva come fare. Era la prima volta per le donne». E i commenti dei maschi?

E i sibilanti «Stai a casa, donna?» Sorpresa: «Non quel giorno. Quelli c’erano stati prima – dice lucida –, quando si decideva se far votare le donne o no. Si diceva che le donne dovevan stare zitte e stare a casa. Io però un’idea ce l’ho: gli uomini avevano paura di essere sopraffatti...». Femminista? No, un simbolo del civismo, un’architrave della Repubblica come ce ne sono tante, in Friuli e in Italia. Tante donne silenziose che hanno votato. Lei ha una sola particolare caratteristica: lo ha fatto sempre «perché era ed è importante – continua – e perché poi, se le persone che votavi non facevano il loro dovere, la colpa era solo tua che le avevi votate».

Ora guarda l’Italia con un senso di pena, a causa della crisi e di «20 anni nei quali il Governo e i politici hanno fatto i loro interessi e non quelli del Paese. Eppure l’Italia è un grande paese e gli italiani sono un grande popolo e la loro grandezza ce l’hanno qui (indica la testa, ndr). Il Governo deve pensare alla gente. Bisognerebbe tenere quei 4-5 che sanno fare ciò che serve al bene comune e il resto mandarli a casa».

Maria sembra intendersene perfino di riforme costituzionali. Però la chiosa è fulminante: «Ora qualche volta perdo il coraggio di andare a votare, ma lo faccio sempre perché spero di scegliere per il meglio e che le cose vadano meglio.

Anche se qualche volta, in queste ultime tornate ho pensato a cercare quale fosse il male minore e mi sono anche trovata a pensare di non saperlo proprio fino in fondo». I politici riflettano, anche se Maria non ha mai smesso, con qualunque stagione e in qualunque annata, di andare a votare: 70 anni di adesione alla Repubblica, un'adesione attiva e partecipata. Grazie della silenziosa lezione.

* direttore di www.alanews.it

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