“Mandi” commosso a monsignor Battisti

Applauso spontaneo alla fine del solenne rito funebre. In prima fila gli ammalati, gli ultimi, i diseredati che tanto amava
Udine 4 Gennaio 2012. FuneraleVescovo Battisti. Telefoto Copyright Petrussi Foto Press PFP /Petrussi -Turco
Udine 4 Gennaio 2012. FuneraleVescovo Battisti. Telefoto Copyright Petrussi Foto Press PFP /Petrussi -Turco

UDINE. «Di cur grasie e mandi, vescul e pari Fredo». Nella cattedrale di Udine, gremita da almeno 2 mila persone, è scattato un applauso spontaneo e prolungato quando l’arcivescovo, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, ha salutato, in marilenghe, il suo predecessore, l’arcivescovo emerito Alfredo Battisti, morto il primo gennaio a 86 anni.

L’intervento di Mazzocato, a conclusione della messa esequiale, è stato uno dei momenti più toccanti della cerimonia solenne, presieduta dall’arcivescovo di Gorizia e presidente della Conferenza episcopale triveneta Dino De Antoni, che aveva accanto a sè tutti i vescovi del Nord-Est e i capi delle diocesi di Gurk-Klagenfurt, di Lubiana e Capodistria.

Ma tra i banchi e le navate del duomo, oltre ai vertici istituzionali (il prefetto Salemme), politici (Tondo, Fontanini, Honsell e deputati, consiglieri regionali, provinciali e comunali), e numerosissime personalità del mondo militare, dell’economia e della cultura, e i rappresentanti delle chiese sorelle ortodosse e della chiesa evangelica, c’era davvero tutto il Friuli per dare l’addio all’uomo e al sacerdote che, con animo sereno e mano ferma, aveva saputo condurre la nostra terra fuori dall’emergenza del terremoto del ’76.

In prima fila i malati, i poveri, i diseredati, gli ultimi. Tutti coloro per i quali Battisti aveva sempre una parola buona e un occhio di riguardo. Ma in mezzo alla folla, composta nella sua tristezza, spiccavano le fasce tricolori dei sindaci del terremoto e di tanti altri centri, della Bassa e del Cividalese, del Medio Friuli e della Carnia. E ancora una delegazione di 50 cittadini di Masi, il paesino veneto del quale il religioso era originario. E ai lati dell’altare, presidiato da un picchetto d’onore di due carabinieri e due poliziotti in alta uniforme, i gonfaloni a lutto della Provincia, del Comune di Udine e di tanti altri Comuni.

E poi i labari dei donatori di sangue, di alcune sezioni di alpini, dei pueri cantores e di tante e tante altre associazioni che con monsignor Battisti avevano stretto profondi e proficui rapporti nell’arco dei 28 anni in cui è stato pastore della chiesa erede di Aquileia. E infine i volontari, gli uomini e le donne della Caritas, le religiose e i preti che con il vescovo emerito hanno condiviso gioie e dolori e un lungo percorso di illuminato lavoro.

Canti e commozione davanti alla bara di legno chiaro, sulla quale era stato sistemato il Vangelo, i paramenti e la mitria. La messa, accompagnata dai canti della Cappella musicale della cattedrale, legatissima allo scomparso, è stata celebrata in italiano, in friulano, in sloveno e in tedesco, in un ideale abbraccio di tutte le etnie che vivono in Friuli. La prima lettura è stata tratta dal libro di Giobbe, il Vangelo secondo Matteo è stato letto in friulano.

Nell’omelia, monsignor Dino De Antoni, ha detto che Dio ha dato a monsignor Battisti «sapienza e prudenza molto grandi e una larghezza di cuore come la sabbia che è sulla spiaggia del mare. Ha vissuto in questa splendida terra friulana la parte più importante della sua vita in un momento ricco di storia, anche travagliata, con grande magnanimità, con capacità di tenere uniti popoli, tradizioni e culture diverse».

Alla fine del funerale monsignor Mazzocato, attuale arcivescovo di Udine, ha preso la parola dal pulpito. «Possiamo dire che, al termine del suo pellegrinaggio terreno, monsignor Battisti ha raccolto i frutti del seme più prezioso che ha pazientemente sparso, lungo 38 anni, in terra friulana: il seme della comunione. Anche quando c’era da pagare un prezzo personale, ha sempre seminato comunione cercando il dialogo e non la rottura, accostando con animo delicato le persone, rincuorando con il suo sorriso umile, vibrando quasi istintivamente per i poveri e i sofferenti».

Attorniata da tutti i vescovi presenti, la salma è stata quindi traslata nella nuova cripta della cattedrale, dove riposerà e dove riceverà il grazie dei friulani.

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