Majano, ecco il campanile atteso da più di trent’anni

MAJANO. Non solo una costruzione innovativa, ma un simbolo identificatore del territorio che, dopo 36 anni di lunga attesa, fa tornare realtà l’appellativo “Majano dal biel tor”: è questo il significato più profondo del nuovo campanile di Majano restituito ieri alla comunità della cittadina collinare, una comunità che le tre nuove campane, fuse a Innsbruk dall’Antica Fonderia Grassmayr, chiamano ad essere orgogliosa del proprio passato e fiduciosa nel proprio futuro.
Il parroco don Giuliano Mauro, primo artefice della ricostruzione della nuova torre (il progetto è dell’ingegner Lorenzo Saccomano, la ditta esecutrice è la Del Bianco di Udine e il materiale innovativo nel quale l’opera è costruita è stato fornito da Italcementi Group), ha ringraziato tutti coloro che, esprimendo i loro personali talenti, hanno permesso il raggiungimento di questo traguardo che ancora mancava alla ricostruzione post-terremoto.
E l’inaugurazione della nuova torre, benedetta dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato - alla presenza di tanti sacerdoti, parroci, diaconi - s’è unita al doveroso ricordo delle 131 vittime majanesi del sisma: la pioggia ha costretto quasi subito a spostare la cerimonia all’interno della chiesa dei Santi Pietro e Paolo Apostoli dove, durante la celebrazione della messa, don Giuliano ha elencato una a una le vittime, con il solo nome di battesimo, come si fa in una comunità dove tutti sono fratelli e sorelle.
Negli interventi delle autorità la memoria è andata a quei terribili 59 secondi che il 6 maggio 1976 hanno causato morte e devastazione nel nostro Friuli; il ricordo della furia sismica è stato accompagnato però dall’orgoglio d’aver saputo ricostruire, grazie anche all’aiuto di tanti volontari giunti pure da fuori regione.
Dopo l’intervento del sindaco Raffaella Paladin e dell’assessore provinciale Adriano Piuzzi, l’assessore regionale Riccardo Riccardi ha affermato: «il bilancio si fa sempre alla fine. Salendo sul nuovo campanile è possibile capire quanto siano state giuste le scelte prese negli anni della ricostruzione. Oggi la torre ci insegna che le difficoltà si superano insieme, senza scorciatoie».
«La “voce” delle nuove campane - ha aggiunto l’arcivescovo Mazzocato - ricordi a tutti che siamo una sola famiglia; è un appello a guardare in alto, verso il cielo, con il cuore e con la mente. Il campanile è un emblema del ricordo della tragica prova del terremoto, ma proprio sul basamento di quello precedente cresce, come un innesto in cui la base ci ricorda la nostra storia; da lì dobbiamo ritrovare la forza per rifiorire, per rilanciarci». Un’opera significativa, dunque, dalla quale il suono dei nuovi bronzi d’ora in avanti si propagherà intrecciandosi alla vita della comunità, scandendo le ore e i tempi della preghiera, segnalando gli eventi lieti e quelli tristi.
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