Madre e figlia massacrate in un appartamento in pieno centro, subito preso

PORDENONE. Due donne cinesi uccise, un appartamento invaso dal sangue, due persone portate in Questura, una arrestata per duplice omicidio, l’altra, quella che l’ha fermata, in lutto per la perdita della madre e della sorella.
L'uomo fermato è Yongxin Wu, 58 anni, anch’egli di origini cinesi. Le vittime sono Shuie Yang, di 49 anni e Haiyan Wang, di 22.
Sono questi i punti fermi di un nuovo massacro che ha scosso la comunità pordenonesi, a meno di sette mesi dall’omicidio dei fidanzati. Questa volta la tragedia è maturata in ambito familiare. Quello della famiglia che gestisce il bar Commercio di via Santa Caterina, a due passi dalle Poste centrali di Pordenone.
Alle 11 di questo martedì mattina è cominciata in Questura a Pordenone la conferenza stampa per fornire ulteriori particolari sul duplice omicidio e sull'andamento delle indagini.
Sono le 21.45 di lunedì 12 ottobre quando gli avventori del bar Al Fante di viale Marconi vedono una persona sui 40 anni che vaga sul marciapiede della strada chiedendo aiuto. E’ sporco di sangue e chiede aiuto, tuttavia dice esplicitamente a chiunque incontri di non chiamare i soccorsi.
Gli avventori del locale naturalmente non lo ascoltano e danno l’allarme ai carabinieri. I militari dell’Arma arrivano insieme alla polizia, subito coinvolta nell’indagine per questioni di competenza in centro, e vedono due persone in strada che litigano.
Il primo è il cinese insanguinato che poco prima aveva chiesto aiuto agli avventori del bar Al Fante, il secondo, quello che l’ha fermato, è un connazionale più giovane. Il ragazzo dice agli investigatori di temere che al primo piano della sua abitazione, al civico 19, è successo qualcosa di grave e che l’uomo insanguinato non voleva farlo entrare in casa sua.
Gli agenti della squadra mobile della Questura salgono le scale e nell’abitazione trovano due donne prive di vita. La prima è distesa sul corridoio, esanime. Vicino, c’è sangue dappertutto. La seconda è in cucina, riversa sul pavimento.
Le indagini mettono in chiaro che le vittime sono state uccise con una mannaia, colpite al collo e alle braccia, ipotesi suffragata dal medico legale Lucio Bomben, arrivato sul posto poco dopo poliziotti e carabinieri.
In breve si capisce che le due donne uccise sono madre e sorella del titolare del bar Commercio, 49 e 22 anni, e si parla della natura economica del movente che avrebbe portato la persona sporca di sangue, arrivata da Milano, il padre della convivente del titolare del bar, a commettere il duplice omicidio.
Nella notte l’omicida è stato interrogato in Questura, mentre in un locale vicino ha raccontato la sua verità l’uomo che gestisce il locale a due passi dalle Poste centrali e che l’ha fermato. A orchestrare l’interrogatorio e l’audizione del testimone sono stati il dirigente della squadra mobile Massimo Olivotto e il capitano dei carabinieri del comando provinciale Pierluigi Grosseto. L’indagine è sovrintesa dal pm Monica Carraturo.
Nel frattempo la città è andata a dormire con un nuovo incubo in pieno centro. Altre immagini di sangue e di dolore in un anno maledetto che riporta Pordenone al centro delle cronache per episodi fino a qualche tempo fa impensabili nella città del Noncello.
Il movente del delitto non è ancora stato accertato con precisione: si tratterebbe comunque di dissidi e di intrecci di natura familiare, probabilmente aggravati da motivi economici.
Ma tra le ipotesi più accreditate potrebbe esserci il fatto che la figlia dell'omicida non fosse regolarmente sposata e fossero nati due figli senza che venisse contratto il matrimonio, che l'uomo riteneva invece un passaggio fondamentale e per il quale non riusciva a darsi pace. Anche per questo motivo i rapporti con la consuocera erano burrascosi da anni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto









