Lutto nella medicina, è morto il professor Leonardi

Aveva 73 anni, introdusse all’ospedale di Udine la Tac al cervello e l’angiografia digitale

È morto a Bologna all’età di 73 anni il professor Marco Leonardi, neuroradiologo di fama mondiale che lavorò all’ospedale di Udine dal 1968 al 1993. Grande innovatore, ha portato a Udine nel 1978 la prima Tac per lo studio del cervello, nel 1980 la prima angiografia digitale general E Avantix 8000 e nei primi anni Novanta la prima Risonanza magnetica a basso campo, in collaborazione con la facoltà di Matematica dell’università di Udine e il consorzio Siac-Udine.

Una delegazione di medici udinesi ha partecipato alla cerimonia funebre che si è tenuta a Bellaria in Emilia Romagna per l’estremo saluto.

Laureato in Medicina e Chirurgia all’università di Padova nel 1967 e specializzato in Radiologia. In un quarantennio di carriera Leonardi ha sviluppato attività e competenze, sia nell’ambito della diagnostica che dell'interventistica, con un’attenzione particolare al trattamento delle patologie vascolari cerebrali e vertebro-midollari.

Arrivò a Udine nel 1968 come assistente del professor Corsi, di cui, nel 1974, divenne aiuto e dal 1980 primario del servizio di Neuroradiologia dell'ospedale Santa Maria della Misericordia fino al 1993. Si trasferì quindi a Milano, dove per tre anni fu primario all’Irccs Ca Granda policlinico maggiore; tornò a Bologna, come direttore della Neuroradiologia nel 1996 e dal 2005 fu professore ordinario di Neuroradiologia alluniversità di Bologna. Concluse il suo mandato nel 2015.

E stato appassionato ricercatore, come testimoniano le numerose pubblicazioni scientifiche. Ha fondato e curato due prestigiose riviste scientifiche Internazionali, indicizzate su PubMed. Più volte presidente dell'Associazione italiana di Neuroradiologia, segretario e presidente dell'European society of Neuroradiology, è stato tra i fondatori della World federation of interventional neuroradiology. Ha sempre ricordato il Friuli con amore, dove ritornava volentieri. Durante le sue conferenze in Italia e all’estero era ormai consuetudine che la prima slide raffigurasse il monte Canin innevato: spiegava al pubblico che questa era la terra da dove proveniva e lavorava.(a.c.)

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