L’urbanista: «Bisogna ripopolare il centro storico»

L’architetto La Varra, docente all’ateneo friulano e al Politecnico di Milano «In via Mercatovecchio servono abitanti che vadano a comprare nei negozi»



«Non prenderei tanto di petto la questione dei commercianti, spesso sono domande specifiche e la risposta non può dare servizi specifici, ma rendere abitabile il centro storico». L’architetto Giovanni La Varra, docente di Composizione architettonica urbana all’ateneo friulano e al Politecnico di Milano, parte da questo concetto per analizzare la decisione assunta dalla giunta Fontanini di riaprire, in via sperimentale, via Mercatovecchio al traffico. Così come era 20 anni fa.

La Varra parte da un concetto semplice: se i commercianti lamentano scarsi incassi vanno aumentati i possibili clienti, ovvero gli abitanti. Lo afferma a ragion veduta perché l’università, attraverso il cantiere Friuli, «in via Grazzano ha scoperto 10 mila metri quadrati vuoti. Riportare gli abitanti lì vuol dire costruire la città e dare la possibilità ai commercianti di avere 100 famiglie vicine. La risposta ai commercianti dovrebbe essere più densità non più parcheggi». L’architetto guarda avanti e lo fa proponendo modelli di mobilità alternativa che prevedono l’utilizzo di auto condivise e di biciclette. La sua è un’idea di città che esclude gli estremismi: «Le strade – spiega – sono come le vene nel corpo umano. Il problema consiste nel definire il flusso che vogliamo far passare in via Mercatovecchio. La pedonalizzazione totale o l’apertura totale sono estremismi che non portano a nulla».

Un esempio? «Bisognerebbe ragionare sulle ore del giorno, quando aprire di più o quando aprire meno. A me pare manchi un ragionamento per far tornare gli abitanti in centro. L’esempio di via Grazzano è eclatante. Se riusciamo a fare una politica per favorire il ritorno degli abitanti nei 10 mila metri quadrati di via Grazzano, otteniamo densità, clienti per i commercianti visto che queste persone andranno a comprare ogni giorno pane e latte e strade più sicure». Il professore insiste a dire che «gli interventi pensati per i singoli non risolvono i problemi del centro storico al quale serve un’idea comune».

«Bisogna iniziare – aggiunge l’architetto – a fare scelte coraggiose di condivisione delle auto anche perché le giovani generazioni non hanno più il culto dell’auto. In questo momento c’è il culto della casa». La Varra pensa alla condivisione delle auto per avere meno mezzi circolanti in città e quindi meno necessità di posti auto. «Il parcheggio di piazza Primo maggio potrebbe essere sfruttato di più, camminare fa bene, avere a disposizione il parcheggio davanti al negozio è una soluzione novecentesca». Il professore dell’ateneo friulano va oltre e ricorda che «le città che fanno sperimentazioni portano densità, ci sono situazioni dove si abita nei negozi». Dove? A Milano. «Alle persone anziane che hanno difficoltà a fare le scale e agli studenti non dispiace abitare al piano terra». E a chi gli fa notare che Udine non può essere paragonata a Milano, La Varra risponde: «Le dinamiche possono essere declinate e le città hanno bisogno di progetti sperimentali. Aprire per sei mesi via Mercatovecchio è una sperimentazione, ma il tema va posto in tutto il centro storico». Anche perché non tutti i commercianti sono favorevoli all’ingresso delle auto. —



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