L'unità del Friuli a pezzi per giochi di palazzo
Per capire l’essenza di un problema, a volte basta riflettere un istante sui nomi diversi che vengono usati. Nella strampalata Repubblica italiana esiste la “legge elettorale”. Nei Paesi di cultura democratica, come il Regno Unito, esiste il “Representation of the People Act”, la legge sulla rappresentanza del popolo.
Può sembrare una banale differenza lessicale, ma non è così: il titolo di una legge ne definisce le finalità e riassume il dibattito culturale che l’ha generata. Apprendiamo così che in Gran Bretagna la finalità della legge è garantire nel modo migliore la rappresentanza del popolo sovrano, mentre in Italia la finalità è determinare nel “modo migliore” “gli eletti”, cioè i nuovi inquilini del Palazzo del Potere.
Modo migliore per chi? Per i potenti di turno, che usano la legge elettorale come grimaldello per perpetuare il proprio potere nelle legislature successive (in barba al popolo sovrano). È una distorsione di finalità che ha radici profonde nella generale incultura democratica della Repubblica italiana. In Italia tutti, non solo i politici, ragionano dentro le logiche di Palazzo: ne è prova il dibattito che ha preceduto l’Italicum. Di tutto si è parlato (per lo più a vanvera) tranne che di rappresentare il popolo e i territori.
In un Paese normale, un governo che approvasse una legge “elettorale” per precostituirsi una maggioranza alle elezioni successive si vergognerebbe come un ladro. In Italia se lo appunta al petto come fosse una medaglia al valore. Perché l’opinione pubblica italiana non ci trova nulla di scandaloso. Al contrario, applaude.
Poi l’opinione pubblica scopre che, con l’Italicum, la rappresentanza politica del Friuli, già gravemente compromessa, viene letteralmente fatta a pezzi (due pezzi, per la precisione). Dov’è la meraviglia? Forse che l’Italicum è stato costruito per rappresentare in modo corretto i territori?
Certo che no: i potenti di turno hanno fatto i loro meschini calcoli di Palazzo e hanno concluso che, per garantirsi il controllo sui rispettivi partiti, devono avere il potere di nominare cento deputati ciascuno. Ergo il Paese va diviso in cento collegi, a prescindere da ogni altra considerazione.
A questo punto è aritmetica elementare che, in media, un collegio abbia seicentomila abitanti e che, in una Regione di un milione duecentomila abitanti, i collegi debbano essere due. Non esiste modo di dividere la Regione in due collegi da seicentomila abitanti senza fare a pezzi la rappresentanza di territori che sono naturali unità politico-sociali? E chi se ne frega?
Quello che importa è assicurare la nomina in Parlamento a due caporioni per partito. Renzi dice che l’Italicum è una buona legge perché la sera delle elezioni si sa già chi ha vinto. Il premier è troppo modesto. L’Italicum è molto più efficiente: chi vince lo sappiamo ben prima.
Mancano due anni, e già conosciamo il nome dei due caporioni che noi, liberi elettori del Friuli Venezia Giulia, manderemo in Parlamento. Di fronte a tanto squallore, non ci resta che sperare nella Corte Costituzionale.
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